mercoledì 30 luglio 2008

Se Dio chiamò il primo uomo "Terrone" (=Adamo). Parte 2°

"E al termine di quarantanove anni, sette volte sette, arrivava il Sabato degli anni sabbatici, il Giubileo, "jovel" in ebraico, tre consonanti che sono le stesse del nome del primo musicista della Bibbia: Juval.
Arriva il Giubileo annunciato dal Santo Benedetto con queste parole: "Nel cinquantesimo anno celebrerete il Giubileo". E poi una delle sue frasi preferite ce piace molto anche a me"Li haarets", la terra è mia, per poi proseguire:"... la terra non verrà venduta in perpetuità... perché la terra è mia. E tu ebreo in quella terra vi abiterai come gher toshav, da soggiornante e residente" - altro che "padroni a casa nostra" - da soggiornante residente, insieme allo straniero, che godrà dei tuoi stessi statuti.
Ricordati che fosti straniero in terra d'Egitto. Io sono il Signore."
La parola residente in ebraico è gher; che vuol dire anche straniero. La condizione di straniero è l'unica che ti dà la vera dignità di risiedere. Ma se queste parole non fossero ancora chiare alla dura cervice ebraica, il Santo Benedetto aggiunge:"Mettetevelo bene in testa, davanti a me siete tutti stranieri."
(Kavanàh, storie e canti della spiritualità ebraica - Moni Ovadia)

martedì 29 luglio 2008

Se Dio chiamò il primo uomo "Terrone" (=Adamo). Parte 1°

Fin dalla sua fondazione l'uomo si individua come creatura senza differenza di classe, etnia o altro e questo perché la dignità della sua genesi è così alta che non vi può essere maniera di sminuirla.
Questo concetto lo si capisce ed è evidente nella festa del Sabato ebraico.
In due o tre post guarderò di far conoscere questa particolare, ma bellissima, visione del mondo utilizzando uno scritto di Moni Ovadia. 
In tempi che si stano facendo bui è bene ascoltare le voci di chi ancora riesce a richiamare alla luce quella dignità che è insita in ogni uomo e che i politici e la stessa società sembrano e vogliono dimenticare.

"L'istituzione del Sabato è il canto della libertà, dell'uguaglianza ed è soprattutto per lo schiavo e per lo straniero, affinché diventino a pieno titolo esseri umani, perché nella dimensione sabbatica risplenda l'essere umano in sé.
Il Sabato ci trasferisce in questa dimensione: di Sabato è proibito lavorare e  far lavorare gli altri ed è proibito consumare e indurre altri al consumo. So volessi dirlo con Karl Marx, è l'uscita dall'alienazione. Nemmeno gli animali devono lavorare, nemmeno le piante, le zolle, tutto il Creato deve risposare e tornare allo splendore della propria libertà interiore per cui è stato generato. La terra è liberata e noi siamo liberi perché siamo fatti della materia dell'universo, come ha intuito la Bibbia, dicendo che discendiamo da un uomo che si chiama Adamo.
In italiano questo nome non dice molto, ma "Adam" in ebraico viene da "adamah" ovvero gleba, zolla e significa "il gleboso", "lo zolloso".
Il Sabato afferma la dichiarazione di uguaglianza più radicale che io conosca: di Sabato non ci sono ruoli, perché se non c'è il lavoro non c'è nemmeno il comando e gli uomini sono tutti uguali.
In epoca biblica, una volta ogni sette anni, si trascorreva un intero anno "sabbatico".
Immaginiamoci di vivere un intero anno sabbaticamente. Facendo cosa ?
La nostra prima reazione sarebbe di panico. Niente televisione, niente cinema, niente teatro, niente shopping center, niente di tutto questo. Cosa potremmo mai Fare ?
Beh, fare gli esseri umani per esempio, stare coi nostri figli, cantare con loro, raccontare loro delle storie, ascoltare le loro domande, studiare con loro. E poi fare l'amore, non del "fast sex", ma con tutto il tempo che merita. Celebrare il buon cibo, prendere consapevolezza che non siamo stati creati su questa terra per essere una macchina di produzione e di consumo.
Esseri umani, semplicemente. Immaginiamoci cosa significherebbe per noi un intero anno speso a coltivare la nostra umanità, a riscoprirla, a cantarla, a celebrarla, a studiarla.
Pensate che valore immenso avrebbe per la conoscenza, la convivenza, il progresso, la scienza..."

giovedì 3 luglio 2008

Il canto

Credo che la voce sia lo strumento musicale più immediato che un'essere umano possa avere.
In un film piuttosto scemo "La pazza storia del mondo" di Mel Brooks c'è una scena indimenticabile dal titolo "la scoperta della musica":
Alcuni cavernicoli stanno trasportando delle pietre per costruire un focolare. Ad un certo punto una pietra cade su un  piede di uno di loro che caccia un urlo disperato, ma con una sua straziante musicalità.
Allora il capo cavernicolo ha un'idea: mette in fila gli altri cavernicoli e comincia a tirare sassi sui loro piedi e ognuno caccia un urlo diverso. Così, per Mel Brooks, nacque la musica.
Non deve essere andata in maniera molto differente secondo me.
Il canto è un grido che si educa, che si addolcisce, che si modula. Assomiglia all'ululato del lupo nelle notti di luna piena. L'uomo animale dichiara nel canto le sue istanze emozionali profonde.
La codificazione, le regole, sono passi successivi.
Quando voglio ricordare a me stesso che cosa significhi la parola "canto" preferisco i canti etnici e liturgici, perché contengono qualcosa di mistico, qualcosa di originario nel rapporto fra l'uomo e l'istanza del divino.
Quando un uomo, o una donna, ha la virtù sciamanica di essere posseduto da un canto interiore e sa esprimerlo, allora riesce a travalicare le frontiere della comunicazione codificata e le differenze di cultura, di lingua, di origine.
Qui sotto potete sentire una canzone di Valya Balkanska.
La voce di questa donna Bulgara, che all'epoca della registrazione era totalmente analfabeta e non era mai uscita dal suo villaggio di pastori, è stata spedita nello spazio sulla sonda Voyager nel 1977 nella speranza che qualche forma di intelligenza aliena la possa ascoltare.
Dal più remoto e nascosto villaggio Bulgaro all'infinità dello spazio. 
E' questo il potere del canto.