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giovedì 18 marzo 2010

Non credere













Non credere il mondo una locanda, creata
per aprirsi la strada con unghie e pugni
verso la tavola dove si beve e ci si rimpinza
mentre da lontano si guarda agli altri, gli occhi glauchi,
a tanguigiare saliva, a serrare
lo stomaco scosso dai crampi,
oh non credere che il mondo sia una locanda!

Non credere che il mondo sia una Borsa, creata
per il mercante potente contro il debole
per acquistare il disonore per i figli poveri
e il latte delle mammelle delle donne, e agli uomini
il midollo delle loro ossa, il sorriso ai bambini
rara apparizione sui visi di cera,
oh non credere che il mondo sia una Borsa !

Non credere il mondo una giungla, creata
per i lupi, le volpi, rapina e inganno
il cielo una cortina chiusa affinché Dio non guardi nulla
la nebbia, affinché al muro nessuno guardi e ti fissi
il vento, per soffocare le grida più indomite,
la terra per lavare il sangue degli innocenti,
Oh non credere che il mondo sia una giungla.

No, il mondo non è una locanda, non è una Borsa né una giungla,
giacché tutto è pesato, misurato
nessuna goccia di sangue e nessuna lacrima si cancellano,
nessuna scintilla nella lampada ed olio muore invano,
i pianti diventano fiumi e i fiumi mare,
diluvio il mare, la scintilla tuono,
oh non credere che non vi sia un Giudice ed un Giudizio.
(Itzhak Leibush Peretz - Non credere)

Gerusalemme. “E’ la peggiore crisi dal 1975” tra Washington e Israele, dice l’ambasciatore di Gerusalemme a Washington, Michael Oren. Dopo un fine settimana di scuse da parte di Benjamin Netanyahu, premier di Israele, in seguito all’improvvido annuncio della costruzione di nuove abitazioni a Gerusalemme est durante la visita del vicepresidente americano Joe Biden, il diplomatico Oren, che ben conosce gli equilibri sia in Israele sia negli Stati Uniti, sancisce la crisi di fatto, con un dettaglio storico – il 1975 – che rimanda all’allora richiesta di Washington agli israeliani di ritirarsi dal Sinai egiziano. Netanyahu non può che andare avanti con il progetto, nonostante le tante scuse, perché ne va della tenuta del suo governo di coalizione: i ministri di Shas, partito ultraortodosso, autori dell’improvvido annuncio, non ammettono passi indietro. Ma, stando a quanto ha commentato Hillary Clinton, segretario di stato americano, quanto è avvenuto la settimana scorsa è “un insulto”, né più né meno.
Ora si stanno muovendo tutti per cercare di fare rientrare la crisi. C’è chi chiede a Barack Obama di soprassedere, dopo tanti anni di trattative dirette, focalizzate sulle questioni centrali
dei due stati, dei loro confini e del destino di Gerusalemme, la questione sia regredita a contatti indiretti. George Mitchell, inviato speciale di Barack Obama nella regione, ha già fatto migliaia di chilometri tra Stati Uniti, Israele e Territori palestinesi. A gennaio del 2009 aveva detto che in medio oriente la pace sarebbe arrivata entro due anni, a ogni viaggio ha una proposta di pace non rifiutabile dalle parti, ma per ora Mitchell è fermo alla possibilità di colloqui indiretti fra le parti. “Un segno di quanto fragile sia diventato il processo di pace”, scrive il Washington Post.
(da Il Foglio)

mercoledì 17 settembre 2008

Non esiste solo una logica

"Yossl Birnstein, nato in uno shtetl polacco, ha vissuto a lungo in un kibbuz dove aveva un amico, il figlio di un eroe sionista al quale era stato perfino dedicato un monumento equestre, morto assassinato da un palestinese. Un giorno, molti anni addietro, Yossl era a casa di questo amico a chiaccherare, quando si presentò alla porta una donna palestinese avvolta nel chador scuro e con il viso vistosamente tatuato. La donna insisteva per parlare privatamente con l'amico di Yossl, sostenendo che solo lui poteva salvare il figlio ingiustamente imprigionato per furto in un carcere israeliano. L'amico chiese a Yossl di aspettare nel patio, facendogli intendere che si sarebbe sbrigato in pochi minuti con quella madre palestinese che doveva essere un po tocca, e fece accomodare la donna dentro casa.
Poco dopo, l'amico uscì teso e pallido con la donna palestinese, dicendo a Yossl che lui andava con quella donna e che si sarebbero visti il giorno successivo. Il giorno dopo riferì a Yossl l'accaduto. La donna gli aveva detto: - Solo tu puoi salvare mio figlio. - Tu sei uscita di senno, - aveva risposto l'amico di Yossl. - Cosa c'entro io con tuo figlio ?
- Solo tu puoi, - aveva insistito la donna, - perchè noi due siamo parenti.
- Sei pazza ! Come possiamo essere parenti ? Io vengo da una famiglia russo-polacca, tu sei figlia di pastori palestinesi !
- Siamo parenti, - aveva insistito la donna. - Mio padre ha ucciso tuo padre. Noi siamo parenti.
L'amico di Yossl aveva pensato che sì, solo lui si poteva occupare della sorte del figlio di quella donna."
(Contro l'idolatria - Moni Ovadia)