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venerdì 13 giugno 2008

La polvere del mondo - Nicolas Bouvier

"Appoggiati contro una collina, guardiamo le stelle, i movimenti vaghi della terra che se va verso il Caucaso, gli occhi fosforescenti delle volpi.
Il tempo passa tra tè bollenti, qualche frase, sigarette; poi s'alza l'alba, e s'allarga, le quaglie e le pernici si mettono in mezzo...e ci si affretta ad affondare quell'istante supremo come un corpo morto in fondo alla memoria, dove si andrà a ripescarlo un giorno. Ci si stiracchia, si fa qualche passo, leggerissimo, e la parola "felicità" parrebbe troppo misera e specifica per descrivere tutto ciò che vi succede.
In fin dei conti, ciò che costituisce l'ossatura dell'esistenza, non è né la famiglia, né la carriera, né ciò che gli altri diranno o penseranno sia bene per voi; ma alcuni istanti di questo tipo, innalzati da una levitazione ancora più serena di quella dell'amore, e che la vita ci distribuisce con una parsimonia proporzionale al ritmo del nostro debole cuore."

martedì 1 aprile 2008

Felicità parte 2°


Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, ecco tutto.
(Oscar Wilde)





Ritengo quindi di poter classificare gli individui che la filosofia può accogliere, in tre categorie di naviganti. La prima è di coloro che, raggiunto l'uso della ragione, senza sforzo, con qualche leggero colpo di remi, salpano senza tentare il largo e si rifugiano nella tranquillità. Di là erigono per quanti è possibile, affinché si sforzino di raggiungerli, il faro splendente di qualche loro opera. La seconda categoria, opposta alla precedente, è di coloro che, ingannati dalla fallace superficie del mare, hanno deciso d'avanzare al largo ed osano allontanarsi dalla patria e spesso se ne dimenticano. E se un vento, che credono favorevole, li sospingerà da poppa non saprei in quale direzione e in maniera assai occulta, incorrono nel colmo dell'infelicità. Ma ne sono orgogliosi e soddisfatti perché fino a tal punto li favorisce la serenità assai ingannevole dei piaceri e degli onori. E ad essi non si deve augurare altro che una sfavorevole e, se è poco, una veramente crudele tempesta, proprio in quelle soddisfazioni da cui sono trattenuti nel piacere ed inoltre il vento contrario che li conduca, magari piangenti e gementi, a godimenti sicuri e stabili. Tuttavia taluni di questa categoria, non essendosi ancora molto allontanati, sono ricondotti da avversità non tanto gravi. Sono gli uomini che, quando le lacrimevoli perdite delle loro sostanze o le angustianti difficoltà per futili interessi li stimoleranno a leggere, poiché non rimane loro altro da fare, libri di uomini dotti e molto saggi, si svegliano, per così dire, nel porto stesso, da cui non possono farli uscire le lusinghe del mare troppo falsamente tranquillo. Fra le due precedenti v'è una terza categoria. È di coloro che o fin dall'adolescenza, ovvero dopo essere stati a lungo e duramente sballottati qua e là, tengono lo sguardo volto ad alcuni fari e, sebbene fra i marosi, si ricordano della patria diletta e con dritto corso senza inganni e senza indugi vi ritornano. O più spesso lasciando la retta via a causa delle nebbie o fissando lo sguardo su stelle che declinano all'orizzonte o presi da qualche allettamento, rimandano il tempo propizio alla navigazione, errano piuttosto a lungo e spesso anche rischiano di naufragare. Anche essi spesso sono ricondotti alla auspicata vita serena dalla sventura nei beni caduchi, la quale può apparire come tempesta contraria ai loro tentativi.
(S.Agostino - La felicità)