Visualizzazione post con etichetta Dio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Dio. Mostra tutti i post

lunedì 6 settembre 2010

E invece cos’è che l’ubriacone vuole davvero?


Nero (...) La paura più grossa dell’ubriacone non è quella di morire per colpa dell’alcol, cosa che tanto gli capiterà. è restare a corto di alcol prima che gli succeda. (...) Ma se dai un bicchiere pieno a un ubriacone e intanto gli dici che non è quello che vuole davvero, secondo te lui che cosa ti rispone?
Bianco Penso di potermelo immaginare, cosa mi risponde.
Nero Certo. Eppure avevi ragione tu.
Bianco Dicendogli che non è quello che vuole davvero.
Nero Esatto. Perché quello che vuole davvero non lo può avere. Oppure è convinto che non lo può avere. E quindi si ingozza di quello che non vuole davvero.
Bianco E invece cos’è che l’ubriacone vuole davvero?
Nero Avanti, lo sai anche da solo.
Bianco No, non lo so.
Nero Sì, invece.
Bianco No.
Nero Hm.
Bianco Hm cosa?
Nero Sei un caso difficile, professore.
Bianco Guardi che neanche lei è una passeggiata.
Nero E così non sai cos’è che l’ubriacone vuole davvero.
Bianco No che non lo so.
Nero Vuole quello che vogliono tutti.
Bianco E cioè?
Nero Essere amato da Dio.

domenica 5 ottobre 2008

Davvero è meglio star zitti.

Qualche minuto più tardi Chughi, come per fare marcia indietro, quasi pentito, commenta ancora: Vedi, da noi ebrei, mi pare in un trattato del Talmud, sta scritto più o meno "molti sicari ha il Signore": e c'è un commento di rabbi Janakh che dice: Dio s'interessò di Abele e della sua offerta però in effetti preferì proprio Caino. La dimostrazione è che Abele è morto giovane, senza manco riuscire a sposarsi, e così viene fuori che tutti noi, tutto il genere umano, compresi persino noi, proprio noi, cioè il popolo d'Israele in persona, tutti discendiamo dalla stirpe di Caino, mica da quella di Abele. Senza offesa, per carità, senza allusione personale a nessuno ovviamente.
Il signor Leon ci pensa su un momento, sgranocchia ancora qualche noce di Pecan e chiede: Embè ? Che intendi ?
Sholmo Cughi, tristemente:
Chi ? Io ? E che ne so io ? Ci sarà sicuramente dell'altro nei nostri testi, ma io personalmente sono ancora a un livello basso, come si dice. Insomma non è che ne so gran che. Quasi niente. Dì un pò, non è un peccato che ha preferito Caino ? Per noi non era forse meglio se invece preferiva Abele ? Ma una ragione ce l'avrà avuta, no. Nel mondo non esiste niente che non abbia una ragione. Niente. Assolutamente niente. Anche questa farfalla notturna qui. Un capello nel piatto. Insomma qualunque cosa al mondo, senza eccezione testimonia non solo di se stessa. Testimonia sempre di se stessa e di qualche cosa d'altro. Testimonia di qualcosa di molto grande e tremendo.  Nell'ebraismo questa cosa si chiama "arcani". Cose che solo i grandi sapienti sanno.
Il signor Leon sogghigna: Sei proprio tocco, Chughi.  Altro che un pò. Ti han proprio fottuto la testa da quelle parti, quegli ortodossi bigotti. E' che mica parli con il cervello, te. E non è una novità. Ma ultimamente, da quando sei cascato nelle loro braccia, non è che parli solo senza usare la testa, sragioni proprio. Scusa ma me lo puoi spiegare cosa c'entrano Caino e Abele ? Fra i capelli nel piatto e i sapienti ? Guarda, meglio di no, meglio se taci. Basta. Piantala, lasciami vedere. E' finita la pubblicità alla tv.
Sholmo Chughi ci medita un pò su. Alla fine, mortificato e pieno di sensi di colpa, ammette quasi sottovoce:
Vuoi sapere la verità ? E' che nemmeno io capisco, capisco sempre meno. Davvero è meglio star zitti.
("La vita fa rima con la morte" - Amos Oz)

giovedì 14 agosto 2008

La speranza, dice Dio, ecco quel che mi stupisce.










Ma la speranza, dice Dio, ecco quel che mi stupisce.
Me stesso.
Questo è stupefacente.

Che quei poveri figlioli vedano come van le cose e che credano che
domani andrà meglio.
Che vedano come va oggi e che credano che andrà meglio domani mattina.
Questo è stupefacente ed è davvero la più grande meraviglia della
nostra grazia.
E ne sono stupito io stesso.
E bisogna che la mi grazia sia in effetti d'una forza incredibile.
E che sgorghi da una sorgente e come come un fiume inesauribile.
Da quella prima volta in cui sgorgò e dal suo sempre sgorgare.
Nella mia creazione naturale e soprannaturale.
Nella mia creazione spirituale e carnale ed ancora spirituale.
Nella mia creazione eterna e temporale ed ancora eterna.
Mortale e immortale.
E questa volta, oh questa volta, da quella volta in cui sgorgò,
come un fiume di sangue, dal fianco aperto di mio figlio.
Cosa bisogna che sia la mia grazia e la forza della mia grazia perché
questa piccola speranza,
vacillante al soffio del peccato, tremante per tutti i venti, ansiosa
per il minimo alitare,
sia così invariabile, si mantenga così fedele, così diritta, così pura;
e invincibile, e immortale, ed impossibile da estinguere;
che questa piccola fiamma del santuario brucia eternamente dentro la lampada fedele.
(Charles Peguy)

martedì 20 maggio 2008

Parole di libertà - Etty Hillesum

Alla vigilia della sua deportazione in un campo di concentramento:

"Per umiliare qualcuno si deve essere in due: colui che umilia, e colui che è umiliato e soprattutto: si lascia umiliare. Se manca il secondo, e cioè se la parte passiva è immune da ogni umiliazione, questa evapora nell'aria. Restano solo delle disposizioni fastidiose che interferiscono nella vita di tutti i giorni, ma nessuna umiliazione e oppressione angosciose.
Si deve insegnarlo agli ebrei.
Stamattina pedalavo lungo lo Stadionkade e mi godevo l'ampio cielo ai margini della città, respiravo a fresca aria non razionata. 
Dappertutto c'erano cartelli che vietano le strade per la campagna. Ma sopra quell'unico pezzo di strada che mi rimane c'è pur sempre il cielo, tutto quanto.

Non possono farci niente, non posso veramente farci niente.

Trovo bella la vita e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile, ma non è grave. Dobbiamo cominciare a prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e "lavorare a se stessi" non è proprio una forma di individualismo malaticcio. Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà trovata da ognuno in se stesso - se ogni uomo si sarà liberato dall'odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quell'odio e l'avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo.
E' l'unica soluzione possibile. E così potrei continuare per pagine e pagine. Quel pezzetto di eternità che ci portiamo dentro può essere espresso in una parola come in dieci volumoni.
Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell'anno del Signore 1942, l'ennesimo anno di guerra. 
(Etty Hillesum - Diario 1941/43)