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sabato 6 febbraio 2010

La strada aveva l'aria di essere deserta per miglia e miglia. Soffiava un vento leggerissimo che spolverava i lastroni di tufo e cavava dai pinastri un rumorino che non mi impediva di udire i belati di greggi invisibili su lontani versanti e il macinio delle ruote di Emilio che ridiscendeva in paese.
Il cielo da ogni parte, ma soprattutto sopra il crinale di Mombarcaro, preparava pioggia per la notte, una pioggia lunga ma pacifica. Mi fissai a contemplare San Benedetto nella conca sottostante.
Scuriva, dalle case già si levavano le prime fumate azzurrine, tra poco la campana avrebbe dato l'ultimo rintocco di quel giorno e il messo comunale avrebbe accesso l'unica lampada pubblica sulla piazzetta, si sarebbero messi a stormire lamentosamente, come una penitenza collettiva a durare fino all'alba, i mille e mille pioppi lungo Belbo.
Allora capii che ancora per quella sera non potevo fare assolutamente a meno di tutte quelle cose e il tornare a casa mia era tal quale l'andare in esilio.
(Beppe Fenoglio - Tutti i racconti)