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mercoledì 3 febbraio 2010

Sulla storia di Giovannino Guareschi e di come si accettano le sentenze.

Giovannino Guareschi non è soltanto l'inventore letterario di "Don Camillo" e di molti altri titoli di successo (è tra gli autori italiani più venduti all'estero) ma fu anche grande giornalista e pungente vignettista di satira.
La storia che mi interessa raccontare parla del Guareschi giornalista e uomo, perché se molte sono le condanne giudiziarie che ha ricevuto nella sua vita, molto più grandi sono state le sue reazioni, reazioni da uomo che accetta di dover pagare per le sue idee e per le sue responsabilità.
Poco gli è importato quando, al momento dell'armistizio con gli Alleati, pur di non disconoscere l'autorità di quel Re per il quale aveva combattuto fino al giorno prima, venne incarcerato dai tedeschi e trasferito in due campi di concentramento, prima in Polonia ed in seguito in Germania.

Nel 1954 Guareschi venne accusato di diffamazione per aver pubblicato sul "Candido" (rivista da lui diretta) due lettere di Alcide De Gasperi risalenti al 1944, in una delle quali De Gasperi (che sarebbe divenuto Presidente del Consiglio nel dopo guerra) avrebbe richiesto agli Alleati anglo-americani di bombardare la periferia di Roma allo scopo di demoralizzare i collaborazionisti dei tedeschi.
Guareschi si era mosso con grande cautela. Prima di pubblicarle, aveva sottoposto le lettere addirittura ad una perizia calligrafica del tribunale di Milano. Durante il dibattimento, l'avvocato difensore chiese ai giudici di sottoporre le lettere ad una ulteriore perizia, ma il Collegio giudicante respinse l'istanza motivandola così: "le richieste di perizie chimiche e grafiche si appalesano del tutto inutili, essendo la causa sufficientemente istruita ai fini del decidere".
In pratica, le uniche prove accettate furono le parole di De Gasperi, che dichiarò che quelle lettere erano assolutamente false. Il Collegio giudicante non accolse neppure numerose prove testimoniali prodotte dalla difesa di Guareschi tra cui persone vicine allo stesso De Gasperi, come Giulio Andreotti.
Guareschi fu condannato a dodici mesi di carcere, ma non presentò ricorso in appello.

"No, niente appello. Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. Accetto la condanna come un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stato dato ingiustamente."

Divenuta esecutiva la sentenza, alla pena fu accumulata anche la precedente condanna ricevuta nel 1950 per vilipendio al Capo dello Stato.
Guareschi è stato il primo giornalista della Repubblica Italiana a scontare interamente una penda detentiva in carcere per rato di diffamazione a mezzo stampa.
L'ingratitudine della Democrazia Cristiana verso Guareschi fu enorme perché enorme fu il contributo dato dallo scrittore e giornalista alla vigilia delle elezioni politiche del 1948 in Italia.
Molti slogan come "Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vedere, Stalin no" uscirono dalla sua mente fervida insieme a molti articoli di satira e di informazione.
Lasciato solo in prigione la sua salute già provata dall'esperienza nei campi di concentramento iniziò a peggiorare e ne rimarrà minata fino alla sua morte nel 1968.
Chi deve imparare una lezione di vita da tutto questo impari...

La vicenda viene anche raccontata da Indro Montanelli in questa bella intervista:

venerdì 18 settembre 2009

Ancora notizie inesatte riportatate dai giornali

In qualsiasi maniera la si pensi l'informazione non è corretta:

SENTENZA TAR, NOTIZIE
INQUINATE DALL`IDEOLOGIA

Nel mondo alla rovescia, avvelenato dall’ideologia, succede che il ricorso contro l’atto di indirizzo del titolare del Welfare Maurizio Sacconi – con cui, nello scorso dicembre, il ministro aveva stabilito che interrompere nutrizione e idratazione delle persone in stato vegetativo persistente non è legale per le strutture pubbliche e private del servizio sanitario nazionale – su molti importanti giornali risulti “accolto” dal Tar del Lazio.

Non è vero, è accaduto esattamente l’opposto: il ricorso contro l’atto di indirizzo è stato respinto (dobbiamo ripetere per i duri di comprendonio? R-e-s-p-i-n-t-o) per difetto di giurisdizione. Eppure, a leggere la cronaca di ammiraglie dell’informazione nazionale, come Repubblica e Corriere della Sera, si apprende che è stato “accolto dai giudici del Lazio un ricorso del Movimento difesa dei Cittadini sul testo di Sacconi dei giorni del caso Eluana” (Repubblica) e che “i giudici hanno accolto il ricorso presentato da Gianluigi Pellegrino, legale del Movimento difesa dei Cittadini”. In realtà, il Tar – che testualmente scrive nella sentenza: “Dichiara inammissibile per difetto di giurisdizione il ricorso proposto dal Movimento difesa del cittadino”: leggere per credere – si lancia in considerazioni sulla necessità di non discriminare i disabili impossibilitati a rifiutare certi trattamenti perché non più in grado di intendere e di volere. Lo fa accoglie le motivazioni della famosa sentenza della Cassazione che inventò, apposta per Eluana, l’istituto del consenso informato presunto, ma non può fare a meno di richiamare la recente Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, nella quale si dispone che “gli Stati riconoscono che le persone con disabilità hanno il diritto di godere del migliore stato di salute possibile, senza discriminazioni fondate sulla disabilità”, e che devono “prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di prestazione di cure e servizi sanitari o di cibo e liquidi in ragione della disabilità”. E comunque, alla fine, il Tar rimanda la questione al giudice ordinario, dopo (repetita iucvant) aver respinto il ricorso contro l’atto di indirizzo di Sacconi.

Nicoletta Tiliacos da PiùVoce.net