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martedì 6 marzo 2012

La vita non è abbastanza

La vita non è abbastanza
Allora cosa voglio ?
Voglio una decisione per l'eternità, qualcosa da scegliere e da cui non mi allontanerò mai, in nessuna oscura esistenza o qualunque altra cosa accada.
E qual è questa decisione ?
Un qualunque tipo di febbre della comprensione, un'illuminazione, un amore  che andrà oltre, trascenderà questa vita verso nuove esistenze, una visione seria, finale e immutabile dell'universo.
Perché dovrei volere tutto questo ? Perché qui sulla terra non c'è abbastanza da desiderare, o meglio, qui non esiste una singola cosa che io voglia.
Perché non voglio la vita terrena ? Perché non mi basta ?
Perché non mi illumina l'anima, non mi riempie il cervello di eccitazione e non mi fa piangere di felicità.
Perché vuoi provare queste cose ?
Perché la ragione e le questioni di fatto, la scienza e la verità non me le fanno provare e non mi conducono verso l'eternità, anzi, mi soffocano come l'aria viziata, stantia.

Hai detto tutto questo
Certo ho detto tutto questo.
Cosa vuoi ?
Voglio bruciare.
Perché ?
Perché sono infiammabile, sono serio.
Hai detto tutto questo...
Certo, ho detto tutto questo.
Non sai cosa vuoi
e dici che la vita non è abbastanza.
La vita non è abbastanza.
Allora cos'è abbastanza ?
Sentire...altrimenti muoio.
Cosa proverai ?
Il fuoco.

(Un mondo battuto dal vento - Jack Kerouac)

sabato 17 gennaio 2009

Il pane di ieri è buono domani

Norberto Bobbio, di poco più anziano di mio padre e originario di una terra prossima alla mia, nel suo De Senectute ricorda tre di questi "detti" lapidari... 
Il primo - Fa' el to duvèr, cherpa ma va' avanti! - è una sorta di traduzione popolare dell'imperativo categorico kantiano: fare il proprio dovere a costo di crepare è il fondamento dell'etica individuale. Ognuno nella sua vita è chiamato a fare qualcosa, e quel qualcosa lo deve fare, è il suo dovere assoluto: esiste per ciascuno un compito che, per duro che sia, va svolto senza indugio, c'è un fine che va perseguito senza distrazioni. Elogio del dovere, dunque, posto sotto la legge della perseveranza: "fino a crepare". 
Cosa resta oggi, anche in Monferrato, di questo primo comando ?
Oggi in cui tutto è a breve durata, tutto "in prova", tutto senza memoria; oggi in cui ogni scelta è rimandata e, non appena presa, è revocabile alla prima difficoltà; oggi in cui non si ha nemmeno la percezione che esista un "dover essere e fare" per ciascuno. ... Era una questione di fedeltà, senza la quale non vi poteva essere onestà né sul lavoro né nei rapporti.
Ist l'è el to duvèr !  - questo è il tuo dovere ! - la frase chiudeva ogni discussione. ... Quest' obbligo morale diventava la spina dorsale dell'uomo monferrino e la vita stessa era letta come un dovere, un mestiere faticoso: "il mestiere di vivere", come aveva ben capito il langarolo Pavese." 
(Il pane di ieri - Enzo Bianchi) 

martedì 20 maggio 2008

Parole di libertà - Etty Hillesum

Alla vigilia della sua deportazione in un campo di concentramento:

"Per umiliare qualcuno si deve essere in due: colui che umilia, e colui che è umiliato e soprattutto: si lascia umiliare. Se manca il secondo, e cioè se la parte passiva è immune da ogni umiliazione, questa evapora nell'aria. Restano solo delle disposizioni fastidiose che interferiscono nella vita di tutti i giorni, ma nessuna umiliazione e oppressione angosciose.
Si deve insegnarlo agli ebrei.
Stamattina pedalavo lungo lo Stadionkade e mi godevo l'ampio cielo ai margini della città, respiravo a fresca aria non razionata. 
Dappertutto c'erano cartelli che vietano le strade per la campagna. Ma sopra quell'unico pezzo di strada che mi rimane c'è pur sempre il cielo, tutto quanto.

Non possono farci niente, non posso veramente farci niente.

Trovo bella la vita e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile, ma non è grave. Dobbiamo cominciare a prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e "lavorare a se stessi" non è proprio una forma di individualismo malaticcio. Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà trovata da ognuno in se stesso - se ogni uomo si sarà liberato dall'odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quell'odio e l'avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo.
E' l'unica soluzione possibile. E così potrei continuare per pagine e pagine. Quel pezzetto di eternità che ci portiamo dentro può essere espresso in una parola come in dieci volumoni.
Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell'anno del Signore 1942, l'ennesimo anno di guerra. 
(Etty Hillesum - Diario 1941/43)