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venerdì 12 marzo 2010

La crisi della Grecia e le nuove opportunità per la politica.

Riporto da "il Foglio", giornale che sto sempre più apprezzando, un articolo coraggioso.
"Anche i dati più strutturali forniti dal “country note” dell’Ocse ribadiscono una storia ben nota: le prospettive di crescita dell’Italia sono condizionate dalla perdurante debolezza della produttività, cosicché il divario di reddito con i paesi Ocse più dinamici si è ampliato ulteriormente. Ergo, le solite raccomandazioni: ridurre le barriere alla concorrenza (soprattutto nelle professioni e nei servizi locali), migliorare l’accesso all’istruzione universitaria e la sua efficacia, ridurre il cuneo fiscale sui redditi da lavoro, decentralizzare la contrattazione salariale, ecc. Una storia – dati e ricette – ben nota, appunto. Ecco perché è più interessante parlare di un’altra storia. Anzi della Storia, quella
con l’iniziale maiuscola. Questo genere di storia è invocata in due commenti apparsi sul Corriere della Sera di ieri. Uno di Francesco Giavazzi e l’altro di Niall Ferguson. Il primo parla di “frutto della storia” per spiegare le (poche) decisioni lungimiranti prese dai leader europei nel recente passato. Una negli anni Cinquanta del secolo passato, quando fu creata la prima istituzione comune europea (la Ceca, comunità del carbone e
dell’acciaio), e l’altra negli anni Novanta, quando fu istituita l’unione monetaria. A prendere la decisione furono De Gasperi, Adenauer e Schuman, nel primo caso, Mitterrand, Kohl e Andreotti, nel secondo. Ma, dicendo che queste decisioni furono “frutto della storia”,
Giavazzi vuol dire, probabilmente, che il vero motore della scelta consistette in due eventi a loro modo e in modo diverso drammatici, come la Seconda guerra mondiale prima e la riunificazione tedesca dopo, piuttosto che la
lungimiranza di questi leader. Secondo questa logica, Giavazzi interpreta l’attuale crisi economica europea e in particolare quella della Grecia, come un’occasione che di nuovo la Storia fornisce ai leader europei per essere lungimiranti. Per fare cosa? Non certo una replica europea del Fondo monetario, ma piuttosto per creare un’istituzione comune che gestisca la politica economica. O, per lo meno, checoordini le politiche economiche nazionali."