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venerdì 6 giugno 2008

Immigrati: Reato o aggravante ??

Riporto da un' articolo pubblicato sul sito del Movimento Ecclesiale Carmelitano:

«Caro papa, chi ti scrive è una ragazza di diciannove anni d'etnia zingara. Come saprai il mio popolo non ha un santo zingaro al quale rivolgere le sue preghiere. Ti chiedo allora di santificare il Pelé il più presto possibile, perché noi Rom possiamo ricevere il dono immenso dell'amore di Dio, attraverso il Pelé, vero Rom e vero cristiano. Per noi il Pelé è la prova che Dio vuole correggere i nostri infiniti peccati donandoci un santo…» (Emanuela).

E' una delle lettere inviate, alcuni anni fa, a Giovanni Paolo II da un campo nomadi della Lombardia per promuovere la santità di Zeffirino Jiménez Malla, il primo "zingaro" proclamato beato il 4 maggio 1997 da Karol Wojtyla.

A proposito della recente decisione del Governo italiano di rendere "reato" l'immigrazione illegale e dell'intollerabile e vergognosa protesta, sollevata in questi giorni dagli esponenti del Carroccio, contro l'iniziativa del comune di Mestre di costruire un campo attrezzato per i nomadi, e certamente a proposito delle idee xenofobe di qualcuno… leggo nel libro di P. Antonio M. Sicari "Santi del nostro tempo" edito dalla Jaca Book questa interessantissima introduzione al profilo biografico del beato Zeffirino Jiménez Malla.

"Tutti gli uomini hanno una sola origine e un solo destino: Dio, Padre misericordioso; ed hanno un solo Salvatore che per tutti ha dato la vita, «abbattendo il muro della divisione, nel suo sangue», come dice la Scrittura. Perciò i cristiani dovrebbero essere sempre addolorati, quando esperimentano la divisione, quando la diversità - invece di essere rispettata e valorizzata - viene disprezzata, offesa e rifiutata. E ciò può accadere quotidianamente perfino all'interno di una famiglia; e continua ad accadere da secoli tra popoli, razze, nazioni, classi sociali, religioni. Dovunque vediamo uomini che si odiano e si combattono perché incapaci di accettare «la diversità» altrui. Molti si sentono giustificati, perché la diversità appare ai loro occhi minacciosa, o perché si è fatta addirittura esperienza della sua pericolosità. E si conclude che difendersi non è solo un diritto, ma un dovere. Si dice allora che non si rifiutano gli altri perché sono diversi, ma perché sono pericolosi. E non ci si interroga quasi mai se non sia piuttosto vero il contrario: che gli altri, cioè, sono diventati pericolosi perché la loro diversità è stata troppo a lungo emarginata, rifiutata, violentata. Ma se questo è vero per tutti, che cosa accade quando «la diversità» è tale da essere addirittura una definizione? È quel che succede da sempre agli zingari".

P. Sicari ricorda che nei genocidi programmati da Hitler, gli zingari occuparono tristemente il secondo posto. Essi venivano considerati «Portatori di una eredità notoriamente greve e malata, perché essi sono dei criminali inveterati, parassiti in seno al nostro popolo, al quale non possono apportare che danni immensi, mettendo a grave rischio la purezza del sangue…».

"Venne così deciso – prosegue il teologo carmelitano – di estirparli dall'Europa. Prima si pensò alle deportazioni e alla emigrazione forzata, poi allo sterminio. Già nel marzo del 1944 Himmler dava ordine di ritirare tutte le circolari e i divieti pubblici contro gli zingari, semplicemente perché di zingari non c'erano più nei domini del Reich. In Crimea ne furono uccisi 800 la notte di Natale del 1941. Più di 30.000 furono eliminati nelle camere a gas di Auschwitz, 4.000 in una sola notte dell'agosto del 1944. In totale si pensa che ne siano stati uccisi circa 200.000. Qualcuno parla addirittura di mezzo milione. Ma gli zingari non hanno mai avuto voce, nemmeno per chiedere pentimenti, né per far scrivere libri o produrre film sul loro olocausto. Nessuno si è mai battuto il petto davanti a loro".

Una strage di notevoli proporzioni che dovrebbe far riflettere, soprattutto coloro che in questi giorni hanno sbrigativamente creduto di risolvere il problema delle immigrazioni in Italia optando per un'azione di forza.

Immediata la condanna dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Louise Arbour: "In Europa, le politiche repressive, così come gli atteggiamenti xenofobi e intolleranti, contro l'immigrazione irregolare e minoranze indesiderate, sono una seria preoccupazione […]. Esempi di queste politiche ed atteggiamenti sono rappresentati dalla recente decisione del governo italiano di rendere reato l'immigrazione illegale e dai recenti attacchi contro i campi rom a Napoli e Milano". Anche il Vaticano ha espresso preoccupazione per le novità proposte dal pacchetto sicurezza presentato dal consiglio dei ministri italiano.

A distanza di poche ore giunge anche la precisazione del Presidente del Consiglio italiano: «La mia idea – afferma Silvio Berlusconi – è che non si possa perseguire qualcuno per la sua permanenza irregolare nel nostro Paese condannandolo per un reato. Mentre penso che possa essere considerata un'aggravante nel caso in cui commetta un illecito».

"C'è troppa malafede, o almeno ignoranza, – prosegue l'analisi sviluppata da P. Sicari – in chi guarda oggi con sdegno ai gruppi di zingari che vivono a ridosso delle nostre città, identificandoli solo per quel tanto di parassitario, di provocatorio o di profittatorio che c'è in alcuni di loro – manifestazioni ben note del resto, anche nelle nostre società – dimenticando i tempi in cui gli zingari sono stati costretti a considerarsi e a considerarci non solo diversi, ma nemici. […] Comunque stiano le cose, noi cristiani abbiamo un problema in più nei riguardi degli zingari, se pensiamo che è sempre stato vanto della Chiesa dire al mondo che nel suo grembo trovano posto e accoglienza tutte le diversità. […] E pensare che noi cristiani – che diciamo spesso con la Scrittura di essere «soltanto pellegrini in questa terra» – dovremmo sentire una certa affinità verso questo «popolo del vento». Ed avremmo anche alcune cose da imparare. Ed abbiamo anche tante responsabilità verso di loro, oggi più che nel passato: le nostre città secolarizzate (alle quali gli zingari si accostano, subendone il fascino) non solo non li aiutano affatto a difendere gli aspetti sani della loro tradizione (rispetto e attenzione per gli anziani, culto della famiglia, amore alla libertà, senso della festa e della pace), ma minacciano di assimilarli – nel peggio, beninteso – trasmettendo i potenti virus dell'individualismo, del consumismo, della trasgressione. Per questo è stato un grande giorno quello in cui il popolo degli zingari è stato convocato a piazza San Pietro per assistere alla beatificazione di un loro fratello".