
"I giovani gli chiedevano dell'esperienza in guerra, rispondeva che non ne voleva parlare ne sentire. Quei giovani si annoiavano, lui no, assaporava il tempo sospeso. Neanche l'anziano si annoiava. Leggeva, rammendava i panni, osservava la mungitura, prendeva appunti su un quaderno a righe. All'ora del tramonto si ritrovavano seduti tra i limoni a farsi scendere il sole in faccia, finché finiva sotto i piedi. Ricordava frasi di quell'uomo "Gam zu letovà", anche questo è per buono. Aveva imparato a dire così da un passo del Talmud, il commentario di scrittura sacra. Nelle circostanze difficili ripeteva: "Gam zu letovà". E spiegava: "Finché non sarò smentito dalla morte, insisterò a dire che pure il maggior pericolo è lì per un buon fine."