"La mente umana, dotata di poteri di generalizzazione e astrazione, percepisce non soltanto erba verde distinguendola da altri oggetti (e trovandola piacere da guardare), ma s'avvede che è sia verde sia erba. E quanto possente quanto stimolante per la facoltà stessa che l'ha prodotto, è stata l'invenzione dell'aggettivo! Nessuna formula magica o incantesimo di Feeria lo è di più. E non può sorpendere: tali incantesimi potrebbero invero essere ritenuti null'altro che un diverso aspetto degli aggettivi, una parte del discorso di una grammatica mitica.
La mente che pensò leggero, pesante, grigio, giallo, immobile, veloce, concepì anche la magia atta a rendere cose pesanti, leggere e atte a volare, a trasformare il grigio in piombo, in giallo l'oro, l'immobile roccia in acqua veloce. Se poté l'una, poté compiere anche l'altra cosa; inevitabilmente le fece entrambe.
Se possiamo distinguere il verde dall'erba, l'azzurro dal cielo, il rosso dal sangue, abbiamo già il potere di un mago, per lo meno a un certo livello; e si desta allora il desiderio di esercitare tale potere sul mondo esterno alla nostra mente. Possiamo stendere un ferale vedere sul volto di un uomo e generare un orrore; possiamo far germogliare boschi di argentee foglie e far indossare agli arieti velli d'oro, possiamo mettere fuoco caldo nel gelido ventre di un drago.
Ma tali "fantasie", come si usa chiamarle, sono la matrice di nuove forme; ha inizio Feeria; l'uomo diviene un subcreatore. Un potere essenziale di Feeria è dunque quello di rendere immediatamente effettive, con un atto di volontà, le visioni della fantasia.
(J.R.R. Tolkien - Sulle fiabe)
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mercoledì 23 marzo 2011
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