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venerdì 26 marzo 2010

Non sopporta le leggi eguali e indifferenti all’anima di ciascuno tipiche del diritto positivo













E probabilmente la chiesa dovrà dotarsi di strumenti ispettivi e canonici, legati o meno alla Congregazione per la dottrina della fede, che realizzino una molto più efficace cooperazione con gli
organi del diritto comune, in modi tutti ancora da verificare. Ma non credo che i laici credenti, le suore, i preti, i vescovi, i canonisti, i teologi, i prefetti di curia e i papi potranno mai rinunciare a trattare il peccato come peccato, e il pentimento come porta aperta al perdono e all’espiazione
cristiana, trasformandosi in macchine di burocrazia penale al servizio dei tribunali, che devono invece indagare sui reati e sanzionare i crimini. Né i laici liberali debbono pretendere questo scambio di funzioni, con omologazione delle identità. Uno scambio, d’altra parte, che a
occhio e croce non avverrà mai. E la chiesa dovrebbe cominciare a dirlo senza complessi, spiegando che la sua identità, nel nucleo più profondo, è legata a un’idea del peccato che è individualizzata, agisce caso per caso, non sopporta le leggi eguali e indifferenti all’anima di ciascuno tipiche del diritto positivo. La chiesa dovrebbe dire apertis verbis che il castigo
penale, legittima aspirazione dei tribunali dello stato ai quali il clero può offrire
cooperazione, è tuttavia nulla, è un granello di sabbia disperso nel vento, a fronte del meccanismo di imputazione divina che porta alla consapevolezza del peccato, al libero pentimento di coscienza,
all’espiazione e al perdono o assoluzione dello specialissimo diritto che si realizza nella cura delle anime. La chiesa ha un suo modo di punire, giudicare, considerare, vedere l’uomo nel peccato e il
peccato nell’uomo: un modo peculiare al quale in nessun caso può rinunciare.
Ne va della tutela e difesa di un criterio, mezzo umano e mezzo divino, che è la chiave di volta del cristianesimo da un paio di millenni.
La chiesa non può rinunciare alla notte dell'Innominato: non ne resterebbe pietra su pietra.
(Il foglio - 26/05/2010)