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martedì 1 giugno 2010

Silenzi













Perché il vento tra i pini, la tempesta sulla sabbia, la burrasca sul mare sarebbero silenzio, e non lo sono il pulsare delle macchine in una fabbrica, il ronfare dei treni nella stazione, il frastuono delle automobili all'incrocio delle strade ?
Qui o là sono le stesse grandi leggi che operano, il suono della creazione che ci rinserra.
Perché il canto dell'allodola in un campo di grano, lo stridio degli insetti nelle ore notturne, il ronzio delle api tra il timo nutrirebbero i nostri silenzi e non i passi della folla nelle strade, il parlottio elle donne al mercato, le grida degli uomini sul lavoro, il riso dei fanciulli in un giardino, la canzoni che escono dai bar ?
Tutto è voce delle creature che si muovono verso il loro destino, eco della casa di Dio in ordine e disordine, tutto è segno della vita che procede verso la nostra vita.
Il silenzio non è un'evasione, ma il raccogliersi di noi stessi nel cavo di Dio. Il silenzio non è una serpe che il più piccolo rumore fa fuggire, è un aquila dalle forti ali che vola alto sullo strepitio della terra, degli uomini e del vento.

lunedì 1 dicembre 2008

In altri luoghi















Seno di bosco discende
al ritmo di montuose fiumare.
Questo ritmo mi rivela Te,
il Verbo Primordiale.
Com’è stupendo il Tuo silenzio
in tutto ciò che da ogni dove propaga
un mondo reale…
che assieme al seno di bosco
scende giù da ogni versante…
tutto ciò con sé trascina
l’argentata cascata del torrente,
che dal monte cade ritmato,
- dove trasportato ?
Che hai detto torrente di monte ?
In che luogo t’incontri con me ?
Che me che sono altresì perituro
come te siffatto…
Ma cosiffatto come te ?
(Di fermarmi qui, acconsenti –
consentimi di fermarmi al varco,
ecco uno di quei semplici portenti.)
Non si stupisce una fiumara scendente
e silenziosamente discendono i boschi
al ritmo del torrente
- però un umano si meraviglia.
Il varco che un mondo trapassa attraverso
l’uomo
è dello stupore la soglia,
(una volta questo portento
fu nominato “Adamo”)
Ed era solo, col suo stupore,
tra le creature senza meraviglia
- per le quali esistere e trascorrere era
sufficiente.
L’uomo con loro, scorreva
sull’onda dello stupore !
Meravigliandosi, sempre emergeva
dal maroso che lo trasportava,
come per dire a tutto il mondo:
“Fermati ! – in me hai un porto,
in me c’è quel luogo d’incontro
col Primordiale Verbo” –
“fermati questo trapasso ha un senso,
ha un senso…ha un senso… ha un senso !”.

giovedì 19 giugno 2008

Arvo Part - "ma questo tipo di cose non si possono spiegare".

Vale la pena prendersi una pausa per ascoltare Arvo Part. Musicista estone nato a Paide l' 11 settembre 1935, Arvo Pärt è stato tra i primi negli anni Sessanta ad utilizzare la tecnica seriale, per poi spostarsi, successivamente, alla sperimentazione tout court. La sua vita e la sua musica sono state profondamente influenzate dall’occupazione sovietica del suo paese, durata più di cinquant’anni. Una svolta nella sua produzione avviene nel 1976, quando si presenta con una musica radicalmente diversa, e con una tecnica inventata o riscoperta, che lui stesso chiama "tintinnabuli".

Accostare musica sacra e gusto contemporaneo potrebbe suonare all’orecchio come un ossimoro stridente. Basta una conversazione con i coniugi Pärt a persuaderci del contrario. Dieci anni di dodecafonia, sette di silenzio, gli altri sospesi tra esigenza di regole e tensione mistica: la biografia di Arvo Pärt è la storia di un uomo che, nei ritmi frenetici del presente, non ha paura di dire: “Wir haben zeit”, abbiamo tempo.

"Non posso spiegare in questo momento. Le radici non sono visibili. Credo che i milioni di calcoli che ogni computer riesce a svolgere in un lasso brevissimo di tempo non siano che una minima parte di quello che possiamo fare noi esseri umani. Non possiamo forse riuscire a portare a termine un progetto con la stessa precisione di cui è capace una macchina, ma siamo in grado di riconoscere corrispondenze e tracciare collegamenti.Esiste una relazione tra la formulazione embrionale di una frase musicale e un altro mondo assai complicato che portiamo in noi e che finisce con il determinare ogni cosa; ma questo tipo di cose non si possono spiegare."

Mentre intorno pullulano le artificiosità dei linguaggi contemporanei, Arvo Pärt si chiude nel silenzio. Per sette anni non ascolta musica. Ricerca la spontaneità originaria del suono. Partendo da se stesso e dal rapporto con il testo, referente indispensabile per gli sviluppi successivi del suo discorso. Ogni giorno legge un salmo che traduce di getto in un’unica linea melodica: centocinquanta esercizi di composizione che oggi riempiono un armadio e danno il senso a una vita.

Dopo l’approdo all’essenzialità, riaffiora inevitabile il bisogno, spirituale e musicale, di nuove regole che riducano le infinite possibilità del comporre alle mosse dettate da un’oggettività quasi divina: il risultato sarà il prolifico biennio ‘77-’78 il cui primo frutto non poteva che prendere il nome di Tabula rasa.

Oggi Arvo Pärt ha la barba lunga, vive a Berlino con la moglie musicologa e continua a comporre musica sacra per coro, la prediletta dello stile tintinnabuli. Un monaco dei nostri tempi di nome Arvo Pärt.


Per ascoltarlo CLICCATE QUI


domenica 11 maggio 2008

"Il sacro è prima di tutto una cosa vuota. Un sacello, una conchiglia che amplifica le vibrazioni del cosmo...

Padre Arrigo, giovane monaco con base a Camaldoli, in Toscana, mi dice che il silenzio è "guardiano del mistero", rende possibili "percezioni inaudite", fa del passare del tempo una perfetta celebrazione.
Ma il silenzio è anche disponibilità, accoglienza, stupore; e queste, insiste, sono qualità al femminile.

La sera, in refettorio, me ne ha lungamente parlato il Priore Alessandro.
"Esiste il silenzio vuoto, totalitario, che ti schianta. E c'è il silenzio pieno, dello spazio sacro che ti riempie. I monaci cercano il secondo".
Il greco dice già tutto. 
Erema: dolcemente, quietamente, tacitamente, lentamente. 
Eremazo: sono quieto, silenzioso, melanconico.
Eremei: sto calmo, zitto, saldo, immobile.

Nell'era del rumore, la scelta del silenzio è rivolta, atto di guerra e amore, rivendicazione di libertà. Ma forse anche nell'anno Mille, tempo del fondatore Romualdo, era la stessa cosa."

(Paolo Rumiz - La leggenda dei monti naviganti)