
venerdì 5 dicembre 2008

mercoledì 11 giugno 2008
Le piccole memorie - José Saramago

Fece rabbrividire i teneri steli dell'erba, fremere le verdi lame dei canneti e ondeggiare la acque scure di una pozza.
Come un'onda, sollevò i rami protesi dell'albero, risalì contro il tronco mormorando e allora, di colpo, le foglie voltarono alla luna la faccia nascosta e il faggio (era un faggio) si coprì tutto di bianco fino alla cima più alta. Fu un'istante, non più che un'istante, ma il suo ricordo durerà quanto dovrà durare la mia vita.
..Dopo aver camminato a lungo, mi imbattei in mezzo alla campagna, in una capanna. Dormii là.
Quando mi svegliai, al primo chiarore del mattino,e uscii strofinandomi gli occhi in quella foschia luminosa che a stento lasciava intravedere i campi intorno, sentii dentro di me, se ben rammento, se non lo sto inventando ora, di essere, finalmente, appena nato. Oramai era ora.
domenica 8 giugno 2008
Il fiume

"Dal gomitolo attorcigliato della memoria, dall'oscurità dei doppi
nodi, tiro un filo che mi sembra sciolto.
Pian piano lo libero, per paura che mi si disfi tra le dita.
E' un filo lungo, verde e azzurro, che odora di limo e ha la calda
morbidezza del fango vivo.
E' un fiume.
Mi scorre tra le mani, ora bagnate.
Tutta l'acqua mi passa fra le palme aperte, e d'improvviso non so se
le acque nascano da me o verso di me fluiscano.
Continuo a tirare, ormai non solo più memoria, ma il corpo stesso del
fiume.
Sulla mia pelle navigano barche, e io sono pure le barche e il cielo
che le sovrasta, e gli alti pioppi che lentamente scivolano sulla
pellicola luminosa degli occhi.
Nuotano nel mio sangue pesci e oscillano fra due acque come i richiami
imprecisi della memoria.
Sento la forza delle braccia e il bastone che le prolunga.
Nel profondo del fiume e di me, scende come un lento e deciso parlare
del cuore.
Ora il cielo è più vicino e ha cambiato colore.
E' tutto verde e sonoro perché di ramo in ramo risveglia il canto
degli uccelli.
E quando in un ampio spazio la barca si ferma, il mio corpo nudo
brilla sotto il sole, nello splendore più grande che accende la
superficie delle acque.
LI si fondono in una sola verità i ricordi confusi della memoria e la
sagoma repentinamente annunciata del futuro.
Un uccello senza nome scende non so da dove e silenzioso va ad
appoggiarsi sulla rigida prua della barca.
Immobile, aspetto che l'acqua si bagni tutta di azzurro e che gli
uccelli dicano sui rami perché son alti i pioppi e rumorose le loro
foglie.
Poi, corpo di barca e di fiume della dimensione dell'uomo, proseguo
verso la fulva acqua stagnante che le spade verticali circondano.
Lì, di tre palmi interrerò il mio remo fino alla pietra viva.
Sarà il grande silenzio primordiale quando le mani si congiungeranno
alle mani.
Poi saprò tutto."
Non si sa tutto, non si saprà mai tutto, ma ci sono momenti in cui
possiamo crederlo, forse perché in quell'attimo nient'altro potrebbe
rientrare nella nostra anima, nella nostra coscienza, nella nostra
mente, in quel che si voglia chiamare ciò che ci rende più o meno umani.
(Le piccole memorie - José Saramago)
lunedì 5 maggio 2008
Solo i viaggiatori finiscono

Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione.
Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero.
Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era.
Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.
Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.
Il viaggiatore ritorna subito.
(Josè Saramago da Viaggio in Portogallo)
venerdì 2 maggio 2008
Tanto quanto è tenebroso il mare
(Il racconto dell'isola sconosciuta - José Saramago)