
martedì 9 marzo 2010
giovedì 25 giugno 2009
Imparare il dialogo

"L’incontro tra culture diverse è il nuovo cielo davanti a cui devono spalancarsi, volenti più che nolenti, la fantasia, la capacità intuitiva e il rigore di cui è capace la ragione umana, se vogliamo permettere all’umanità di continuare il suo viaggio.
La vera creatività nella quale dovremo sempre più avventurarci, noi e le generazioni post-duemila, dovrà esprimersi in nuove forme di convivenza sociale più che nell’invenzione di nuove astronavi Su questo punto abbiamo bisogno di nuove idee guida, perché le vecchie configurazioni sociali consolidate da precedenti esperienze storiche non tengono più, sono sempre più inadeguate nell’età della multicultura.
Ecco perché la pedagogista Maria Teresa Moscato spinge alla ricerca di “miti sociali” diversi da quelli che abbiamo impiegato fin qui per interpretare la socialità.
La figura dei Magi, i contemplatori della cometa che la tradizione cristiana fa convergere davanti alla culla di Betleem, può diventare allora, in modo particolarmente significativo, metafora dell’uomo contemporaneo nella società multiculturale.
Seguiamola su questa strada, perché c’è molto da imparare.
Come si può descrivere la vicenda dei Magi raccontata dal Vangelo di Marco e presente in diverse tradizioni letterarie e poetiche?
Provenivano da paesi diversi, ma hanno continuato il loro viaggio insieme, dopo essersi incontrati lungo il cammino che ciascuno aveva intrapreso per conto proprio. Il loro incontro divenne ben presto un dialogo, all’inizio incerto e segnato dalla diffidenza, poi sempre più lieto nella scoperta della meta comune, e infine riempito di energia nuova, grazie al reciproco riconoscimento.
Erano più d’uno e proseguirono insieme sulla stessa strada con lo stesso passo, mantenendo ciascuno la propria identità e recando doni diversi. Non si confusero nell’anonimato, non si distribuirono poteri e non si diedero una gerarchia.
Arrivarono da paesi diversi e tornarono, raggiunta la meta del loro viaggio, ai loro stessi paesi diversi. Per affrontare il viaggio attraversarono mondi stranieri e infine tornarono alle loro case dentro cui si ritrovarono, loro stessi necessariamente un po’ stranieri tra la loro gente, rimasta aggrappata alla tranquillità dei vecchi idoli, laddove essi tranquilli non furono mai più.
La cometa non svelò loro una meta predefinita, né spiegò perché intese condurli da qualche parte. Mostrò solo una direzione progressiva di cammino, a loro che si erano già messi per strada, non una terra promessa, né la liberazione da una schiavitù.
Essi infatti non erano degli schiavi, ma piuttosto dei “re”, dei “saggi” perfino ricchi.
“Con la passione di scienziati, filosofi, mistici…uomini desiderosi di risposte, stranieri affratellati da una comune passione per la Verità, che nel loro dialogo accadeva, prima ancora di essere scoperta o rivelata.” ( M. T. Moscato, Il viaggio come metafora pedagogica, La Scuola).
Il viaggio dei Magi prefigura dunque un’impresa collettiva che non elimina mai la responsabilità di una decisione individuale ed ha come condizione indispensabile la stima del punto di vista dell’altro e del dialogo. Quel dialogo che può già far accadere nei fatti la verità, prima ancora che la scopriamo con la ragione.
La tradizione occidentale ha prestato una modesta attenzione a questa straordinaria metafora, forse perché solo adesso possiamo vederne il senso profondo.
I Magi sono tre perché il loro viaggio è un’impresa collettiva.
Sono tre perché esprimono la differenza radicale di mondi culturali diversi.
Vengono da lontani paesi perché rivelano il valore del poter osservare la stessa cometa da punti di osservazione diversi.
Ognuno l’ha riconosciuta come “segno” a partire da interpretazioni culturali diverse.
Ognuno le ha dato un nome nella propria lingua.
Ma ciò che li rende straordinari è il fatto che non si sorpresero di non essere stati i soli a vederla, ma che “ si rallegrarono” di averla vista insieme, si raccontarono con interesse ciò che avevano compreso e infine decisero di proseguire il viaggio insieme.
“ I Magi rappresentano il modello mitico degli uomini del futuro dialogo interculturale; esprimono la proposta di una umanità che, superate molte diffidenze, mette a confronto le proprie interpretazioni e nel frattempo parla di sé, e si offre alla vista e alla percezione dell’Altro, e chiede e risponde, e si rallegra quando, al di là della temuta estraneità del diverso, ritrova frammenti di identiche scoperte, intuisce affinità di valori che sembravano inconciliabili.” (Ibidem).
L’incontrarsi nel corso del cammino e il giungere insieme alla meta sembra essere dunque l’elemento veramente importante della simbologia del viaggio dei Magi.
Ed ora tocca a noi. Dobbiamo essere disposti a lasciarci interrogare dai “segni” di inquietanti Comete. Dobbiamo riconoscere il nostro prossimo come soggetto di verità, almeno quanto noi stessi e apprezzarlo come un altro prezioso “osservatore di comete”, con un suo punto di vista che, per quanto poco favorevole possa sembrarci, contiene comunque una prospettiva, un’immagine della cometa, diversa dalla nostra.
I Magi oggi li possiamo facilmente incontrare in uno qualunque dei nostri paesi, qui e adesso, mentre sono intenti nei campi ai lavori più ingrati che più nessuno di noi vuole, in questura a cercare permessi di soggiorno talvolta troppo difficili da ottenere o ai margini della strada nel tentativo di venderci un accendino o un cd. Ma da qualche tempo possiamo incontrarli anche come medici o infermiere nei nostri ospedali, o come genitori dei compagni di classe dei nostri figli. Talvolta simpatici, altre antipatici. Talvolta rispettosi, altre arroganti. Non sono mai ricchi, parlano lingue sconosciute e chiamano Dio con tanti nomi.
“Il confronto interculturale, come il viaggio dei Magi, porta sempre con sé il rischio di una possibile morte delle antiche e tranquille certezze collettive; ma nelle complicate situazioni multiculturali e trans-culturali di oggi questo è il rischio minimo che ogni uomo adulto deve correre.” (Ibidem).
I vero dialogo interculturale è un compito alto, per persone in gamba, possibile soltanto ad adulti sufficientemente saldi nella propria identità. Chiede una condizione umana di autonomia e di maturità che rendano tollerabile l’ambiguità. Ecco perché molti uomini pseudo-adulti e pseudo-forti si dimostrano oggi, anche in forme volgari di violenza, del tutto incapaci del compito più interessante che ci attende. Difficile e pieno di problemi, come ogni compito importante.
Nessun cristiano saldo nella sua fede può temere lo scomodo e preziosissimo dialogo con tutti. ...
La vocazione dei Magi costituisce oggi la vocazione di ciascuno di noi."
(Dialoghi Carmelitani)