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giovedì 6 agosto 2009

Una montagna

"Quando guardiamo una montagna che ci è familiare, certi istanti sono irripetibili. Basta una luce particolare, una data temperatura, il vento, la stagione. Potremmo vivere sette vite e non rivedere mai più la montagna come la stiamo vedendo in quel momento; il suo volto è specifico come uno sguardo fugace scambiato attorno al tavolo di colazione. Una montagna occupa sempre il medesimo posto, e la si può quasi considerare immortale, ma chi la conosce bene se che non si ripete mai. La sua è una scala temporale diversa dalla nostra. La montagna per un uomo è un tempo diverso." (John Berger)

martedì 9 settembre 2008

martedì 17 giugno 2008

E' morto Mario Rigoni Stern, il Sergente della neve.

Mario Rigoni Stern per me era come "la Pietà" di Michelangelo, non l'ho mai vista, ma il solo sapere che c'era mi faceva sentire meglio.

"Al mattino gli abbeveratoi sono velati dal ghiaccio e nelle zone in ombra la brina giorno dopo giorno aumenta la sua consistenza. Uno sparo lontano ti farà ricordare che il tempo della caccia sta per finire. Forse era in un capanno dove si erano posate le cesene; su quel lepre che poco prima hai seguito con la voce dei segugi: andavano per boschi e dossi e sentivi i cani ora vicini ora lontani; spegnersi, poi riprendere.
Allora con questo "suonar di bracchetti" ti accorgi anche di altri suoni: un sommesso e flautato zuffolare di ciuffolotti confidenti sugli apici del bosco, la voce di un pettirosso dentro un cespuglio di rosa canina, un corvo imperiale solitario, che vola alto e richiama la compagna che era rimasta indietro, la corsa di un capriolo e un suono di campane che il bel tempo ti porta da ponente.
Così una dolce malinconia ti prende, la melanconia dell'autunno, e sotto un larice, all'asciutto cerchi anche tu un luogo dove accucciarti per meditare sulle stagioni della tua vita e sull'esistenza che corre via con i ricordi che diventano preghiera di ringraziamento per la vita che hai avuto e i doni che la natura ti elargisce.
Una mattina di dicembre vedrai il cielo uniformemente grigio, le montagne dentro le nuvole, i boschi più scuri e, da una castagna di legna, schizzar via lo scricciolo. 
Il suo campanellino d'argento ti dirà prossima la prima neve.  
(Stagioni - Mario Rigoni Stern)


domenica 6 aprile 2008

Voglia di Appennini

C'è, forse, che le Alpi sono diventate sentinelle della fede ai tempi del Concilio di Trento contro Lutero e guardiane della nazione alla vigilia della Grande Guerra. Gli Appennini, invece non si sono mai fatti reclutare militarmente dagli stati maggiori. Semmai, sono stati nido di resistenze. O meglio lo sono sempre rimasti, dal tempo dei Sanniti, schiacciati per secoli da Roma. Gli Appennini non si sono fatti riempire di ossari, sacrari e campanili-sentinella.
Forse sono semplicemente rimasti ciò che erano anche le Alpi prima che la patria chiamasse. Un' universo anarchico, defilato e solidale, custode di diversità mirabolanti. 
Giorni fa passavo in aereo sulle Alpi. Dal finestrino riconoscevo tutto. Sulle Alpi è impossibile perdersi, hai quei grandi pilastri che ti orientano sempre. Quando volo da Roma a Milano, invece, non riconosco nulla, a parte i laghi. Navigo nell'indistinto, come in un mare in tempesta. Perché ? Perché non so collocare Teramo, Macerata o Ascoli su una carta muta d'Italia ? Perché i Simbruini, le Mainarde o i Monti della Daunìa annegano nel grande nulla ? E Annibale, dove ha scollinato nella sua marcia su Roma ? 
Ogni volta mi chiedo se quel vuoto che mi inghiotte è solo geografico o è qualcos'altro.
..
E' come se qualcuno avesse paura di quelle montagne, temesse il risveglio dei Sanniti, degli Apuani o dei misteriosi Etruschi. 
O forse è la nostra anima cattolica, che dopo secoli teme ancora un confronto con le Sibille, o un incontro con i vecchi dèi - fauni, centauri, Naiadi - in esilio nelle foreste o nelle fiumare del Centro-Sud. 
(La leggenda dei monti naviganti - Paolo Rumiz)