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lunedì 28 gennaio 2008

Il giorno della memoria e una cultura dimenticata...










Da una intervista a Moni Ovadia:

Ebrei: poveracci e paperoni, mercanti e banchieri. Arrangiarsi a vivere o manovrare il potere economico. Il senso degli affari è acutezza e finezza di percezione, una sorta di antennina che capta prima e meglio il nodo di una situazione e lo afferra. Afferrare si può dire dei concetti e del denaro. Nella percezione comune - Shylock su tutti - l'ebreo custodisce la borsa, tiene stretto il sacchetto con il denaro. Questa associazione è sedimentata nell'immaginario fino a diventare più di un carattere, una figura, uno stereotipo. E dall'interno come viene vista? Vogliamo sfatare una leggenda?
Gli ebrei non hanno originariamente nessun talento per il danaro, contrariamente a quello che si crede - a mio parere; gli ebrei sono stati costretti al danaro, manu militari, a forza sono stati obbligati all'usura, sono stati obbligati a gestire le assicurazioni, la loro stessa condizione li costringeva. Il danaro è qualcosa che ha una natura perversa per molti aspetti, ma anche, per molti aspetti, straordinaria: primo, è circolante per sua natura profonda, è legato al movimento; non ha molto rispetto per i confini, a differenza della terra; conseguentemente gli ebrei, che non potevano possedere terra, non potevano svolgere altre attività stabili, stanziali; erano costretti all'esilio ed erano diventati esuli per natura, si trovavano a loro agio a cavallo dei confini - parlo ovviamente dell'ebreo diasporico, di 2000 anni dell'ebreo nella diaspora. È naturale che il denaro rappresentasse una risorsa ideale per questo tipo di condizione; allora, con l'andare del tempo, si costituisce, detto fra virgolette, un cosiddetto "talento".
Dà una risposta folgorante sull'argomento, a mio parere, Joseph Roth ne Il profeta muto: c'è un personaggio di aristocratico decaduto, un uomo risentito, che coltiva odio, che lavora per un ebreo, un banchiere, un finanziere ebreo, e cerca di spiarlo, di studiarlo per carpirne i segreti. E lo scrittore, voce narrante, commenta: "Povero illuso! - non aveva capito che per fare un finanziere del genere ci vogliono generazioni e generazioni di perseguitati alle spalle". Questa può essere una qualche risposta.

Il denaro nella cultura ebraica - e da un punto di vista ebraico, che funzione e che valore ha il denaro nell'Antico Testamento? C'è qualche passo analogo?
Nell'ebraismo il problema dell'uguaglianza è posto nei termini di pari dignità, non è un problema di uguaglianza economica. E io credo che oggi noi tutti capiamo che il problema dell'uguaglianza economica finisce con l'essere secondario rispetto al vero problema di uguaglianza che è la pari dignità tra esseri umani.
Per la Torah, ciò che non è eticamente riprovevole è permesso, ma compito dell'ebreo è praticare la giustizia. Ho fatto una volta una domanda ad un grande maestro di ebrei: se ci può essere messianesimo ebraico senza giustizia sociale. Mi ha guardato con aria un po' beffarda e mi ha detto: "Ma Moni caro, il messianesimo ebraico è la giustizia sociale". Quindi, nel quadro di questa prospettiva - centralità della vita, centralità dell'uomo, santità del comportamento, uguaglianza di tutti gli esseri umani, intesa come pari dignità - il danaro non è di per sé criminoso e criminale; se no bisognerebbe attribuire al danaro un potere divino o demoniaco che sia, e questo per l'ebraismo è inaccettabile.

E l'episodio del vitello d'oro come va giudicato?
Quello è grave per due ragioni: una è che è un idolo. Credere che il danaro e l'abbondanza possano garantire la giustizia o comunque una vita buona è idolatria ed è gravissimo; è l'idolatria più perversa, perché è legata al danaro, all'oro, a Mammona, che chiede il sacrificio dei propri figli, né più né meno che oggi; non è più un sacrificio così cruento, ma poco ci manca. E l'altro... dico io in un mio spettacolo, il crimine del vitello d'oro fu quello di far restare tutto il contante disponibile chiuso in uno stupido vitello; il denaro deve circolare perché così si fanno quattrini. Allora: il deserto del Sinai poteva essere attraversato comodamente in sette giorni a piedi, gli ebrei per imparare il valore della circolazione furono fatti circolare nel deserto quaranta anni - questa naturalmente è una battuta, una delle cose dell'umorismo ebraico.

Esiste un repertorio ricchissimo di storie e storielle divertenti o emblematiche sullo stereotipo di cui si parlava?
Il rapporto con il danaro è anche leggendario all'interno del mondo ebraico. Le storielle sui finanzieri, sui ricchi e sui poveri, sulla relazione con il danaro sono infinite, e il loro scopo è mostrare gli tutti gli aspetti paradossali. Lo scopo dell'umorismo ebraico è destituire la relazione di quell'aspetto violento e di quell'odio che si trasforma in violenza, mostrando tutto il paradosso della relazione con il danaro e mostrando anche un senso nuovo in questa relazione, o altri sensi possibili rispetto a quelli primari e, come dire, sclerotizzati del pregiudizio, giocando su questa cosa, perché l'umorismo ebraico tende a glorificare la fragilità dell'uomo e con il danaro tutti gli esseri umani sono fragili. Allora si tratta di capire questa fragilità, di ridere attraversando un'esperienza conoscitiva e di passare ad un altro tipo di relazione, più con presa di distanza.
C'è una storiella che mi piace molto raccontare, di un uomo che si è fatto prestare dei soldi da una banca, costruisce delle case e guadagna dei soldi. Si guadagna fama di buon costruttore e ottiene un altro prestito. Fa delle altre villette, ma questa volta perde. Ma ottiene altri prestiti sulla base della sua buona fama. E continua a perdere; ma continua ad ottenere prestiti perché la sua fama di costruttore non viene intaccata da queste perdite e continua ad avere prestiti però i debiti si accumulano, finché il direttore di una banca lo convoca e dice: "Guardi lei gode di grande fama di ottimo costruttore, però lei sta continuando a perdere, si renda conto che prima o poi che i nodi potrebbero venire al pettine". Allora questo ebreo dice al direttore: "Beh, direttore, mettiamola così: io, con un po' di fortuna, potrei anche morire prima che questo accada".

Il barone di Rotschild
Allora questa è proprio la presa di distanza, oppure la famosa risposta del barone di Rotschild a un questuante che voleva beneficenza. Tutti andavano dal barone di Rotschild, che era il Creso degli ebrei, allora questo rabbino che chiedeva soldi era stato dal figlio del barone che aveva elargito duecentomila dollari, e salì dal padre, il grande barone di Rotschild, il quale gli firmò un assegno di mille dollari. Stupito, scandalizzato il rabbino disse: "Ma Barone, suo figlio mi ha dato duecentomila dollari, e lei... solo mille!" Allora il barone commentò dicendo: "Beh, vede rabbino, mio figlio ha un padre ricco, io no!"
Le storielle pullulano a miriadi. Ma il compito di un ebreo, intanto era la decima per i poveri. Un uomo che non dà la decima del suo danaro ai poveri è detto "malvagio"; e una decima per i leviti. La decima del campo era per i poveri: non era un atto di generosità del ricco, doveva farlo, se no era un malvagio e un fuorilegge. Era legge. Così come era legge che nell'anno del Giubileo i diritti di proprietà venissero restituiti. Per fare capire che a nessuno spetta niente per una sorta di diritto divino: "la terra" - dice così l'inizio della dichiarazione del Giubileo - "la terra è mia", dice Dio. Ecco perché viene detto: "I soldi tuoi sono solo quelli che darai agli altri, perché quelli che ti tieni, invece, appartengono a Dio, non a te."

Lo Shabbath, il giorno del riposo
Un teologo dello Sri Lanka, un uomo veramente incantevole, di grande fede, di grande umanità. Non so a quale ordine appartenesse, l'ho incontrato dai padri alfonsiani, padre Fasullo, a Palermo. Mi ha detto che ci sono statistiche precise, dati precisi, che l'1% delle ricchezze dei duecento uomini più ricchi del mondo basterebbe da sole a risolvere il problema dell'analfabetismo in ogni angolo della terra. Lo ripeto, il problema dell'uguaglianza è la pari dignità, questa è una cosa che si stenta a capire, anche nel danaro, e lo dimostra lo sabbath ebraico: lo sabbath che è il giorno del riposo divino è la più rivoluzionaria acquisizione di spiritualità mai conseguita nella storia dell'umanità. Perché lo sabbath postula l'uguaglianza di tutti gli esseri umani, perché si esce dal ruolo: non puoi produrre, non puoi consumare, non puoi indurre al consumo e alla corruzione, né tu stesso, né il tuo lavoratore, né del tuo servo. Niente, neppure l'animale e neppure la terra, neppure le piante. Il creato, l'essere umano ritorna alla propria nudità, tutte le settimane che Dio manda in terra. Per fare capire qual è il destino dell'uomo, qual è il suo vero destino. Allora lo sabbath mostra ogni settimana che tu non sei niente più di ogni altro essere umano - è l'"uscita dall'alienazione", per dirla con Marx. Lo sabbath si festeggia extraterritorialmente, nelle condizioni, quindi, in cui ti trovi, e non sulla base di Gerusalemme; e anche extratemporalmente, nel fuso in cui ti trovi: quindi, dichiarazione di extraterritorialità e extratemporalità, dichiarazione di uguaglianza di fronte al creato di tutti gli esseri umani e della santità e inviolabilità del creato. Ora, il messianesimo ebraico non è molto più che questo: sabato tutti i giorni.

Accogliere lo Sabbath
Ricordo che un mio amico anarchico rimase sconvolto perché arrivammo di venerdì alle tre e mezza al Photoshop... Photodiscount...non ricordo... un negozio; era il luogo dove si acquistava meglio elettronica, materiale fotografico di ogni genere, secondo tutti, chiunque lo sapeva. Erano ebrei ortodossi, parlavano in yiddish fra di loro, non cercavano di venderti ciò che tu non volevi; faceva impressione perché era contro tutti gli stereotipi dell'ebreo; infatti oggi... ricordo quando l'ho cercato la ultima volta mi hanno detto: "It's out of business". Ebbene, arrivammo con questo mio amico anarchico, avevamo quindicimila dollari da spendere. Non erano una fortuna totale, ma non erano neanche noccioline. E una gentile signora bionda ci fermò fuori dal negozio e ci disse: "I'm sorry, we are closing" - "Mi dispiace, chiudiamo". - Allora io che sapevo che erano ebrei ortodossi e che era venerdì, le dissi: "Come on, the begin of Sabbath is at 17.30" - "il sabato inizia alle cinque e mezza". E lei mi ha guardato con un sorriso un po' triste e mi ha detto: "Are you Jewish?" - "Yes, I am" - "È ebreo?" - "Lo sono" - "Don't you understand?" - "What should I understand?" - "Non capisce?" - "Cosa dovrei capire?" - "Really don't you understand?". "No, tell me" - "Mi dica" - E lei mi disse: "Vuoi che riceva il sabato così, non vuoi farmi andare a fare una doccia a casa, non vuoi che mi metta un abito fresco e che con quiete accolga l'anima dello Sabbath?" Questo mio amico da allora non si è più ripreso. È una cosa che tira fuori continuamente; non si aspettava che degli ebrei avessero un comportamento del genere.
Le gente sa davvero poco di quasi ogni cosa; i pregiudizi sono forti - naturalmente non voglio difendere l'ortodossia ebraica; ci sono ebrei ortodossi pessimi, ma mai fare di tutta le erbe un fascio; c'è gente che può dare grandi lezioni su come si dovrebbe campare, anche col danaro.