lunedì 20 febbraio 2012
Il limite necessario
La consapevolezza di quel profondo segreto morale insito nell’uomo, ma andato oggi quasi universalmente perduto, consiste nella semplice intuizione che non è lecito permettersi tutto. “Onestà, continenza, cavalleria, musica, la morale, la poesia, la forma, il divieto, tutto ciò non ha altro scopo più profondo che dare alla vita una forma limitata e precisa”. “La felicità senza limiti non esiste” scrive Musil. “Non v’è grande felicità senza grandi divieti. Anche negli affari non si può correre dietro a qualunque profitto, se non si approda a nulla. Il confine costituisce l’arcano del fenomeno , il segreto della forza, della fortuna, della fede e del problema di sostenersi, uomo microscopico, nell’universo sconfinato.”
(Paolo Zellini – Breve storia dell’infinito)
mercoledì 4 novembre 2009
Una società non crolla, si svuota poco a poco.

La frase del famoso scrittore sembra coniata a proposito, se si pensa alla decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di dichiarare che la presenza dei crocifissi nelle aule può facilmente essere interpretata dai ragazzi di ogni età come un evidente "segno religioso" e, dunque, potrebbe condizionarli; e ancora: la presenza dei crocifissi nelle aule è "una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni".
Questo atto di “giustizia” è la chiara manifestazione del fatto che non sappiamo più guardare all’uomo per quello che è: un essere finito, piccolo e fragile che possiede in sé la capacità di trascendere, di superare la sua finitezza riconoscendo che fuori da sè l’Infinito è la sua ragion d’essere. Del resto, lo stesso Bernanos scriveva anche: “Nelle mani dei potenti la giustizia non è che uno strumento di governo come gli altri”.Il fatto che l’uomo sia più di ciò che il suo corpo contiene era ben noto ai grandi filosofi antichi, i quali dichiaravano che l’uomo cerca la conoscenza, la virtù e l’essenza di tutto ciò che lo circonda perchè ha bisogno di ritrovare, proprio nell’essenza, quella originalità e unicità che, superiore alla cosa che determina, fa sì che quella cosa sia ciò che è.
E l’essenza dell’uomo? Per qualcuno risiede nel suo essere parte del mondo, per altri nella capacità di conoscere, per qualcuno nell’amare, per altri ancora nella capacità di ri-conoscere Dio.
Ciò che è chiaro è che per l’uomo di oggi è sempre più facile definire l’essenza dell’uomo come la sua stessa esistenza, anzi come la capacità dell’uomo di determinarla, di decidere quando questa inizi o debba iniziare e quando finisca o debba finire, quando questa abbia un senso e quando no; in pratica l’essenza dell’uomo sembra essere confinata nella sua capacità di autodeterminarsi.
Tutto questo mi rende molto triste. Pensare che la mia essenza possa risiedere nella mia capacità di definirmi un essere fragile, piccolo, incapace di comprendere l’Infinito, relegato in un metro e ottanta di statura e un insieme di organi che invecchiano dal giorno in cui sono nato: un essere nato per morire... E’ triste e deprimente.
Però, in me c’è qualcosa di grande: una grande sete di amore, di giustizia, di valori, di grandezza, una sete di infinito che mi fa davvero pensare che coloro che ritengono l’uomo grande solo perché può determinare il giorno della sua nascita e della sua morte si stiano proprio sbagliando.
Così riguardo la storia dell’uomo, per quel poco che la conosco, e ritrovo genialità, gratuità, santità, capacità di rendere infinito il senso della vita attraverso un gesto di fede, di amore, di perdono.
Tutti gesti di libertà, nel vero senso della parola; la libertà di dire sì, non di negare o di negarsi, la libertà di limitarsi per lasciare spazio agli altri e all’Infinito. La stessa libertà con cui un Dio, sommo ed infinito, si è tirato un po’ in disparte per fare spazio a me, al mio essere, al mio esistere. Per questo la “violazione della libertà” non è il gesto di appendere un crocifisso in un luogo pubblico, magari per ricordare ad alunno ed insegnante che esiste qualcosa di più grande di se stessi. La violazione della libertà è chiedere all’uomo di dimenticare l’Infinito, di appiattirsi nell’uguaglianza dell’essere finito, nel dire all’uomo che non esiste nulla di più grande di lui, in nome di un presunto diritto di tutti a non riconoscersi in un panorama universalmente più grande. Già, perché dietro alla paura del crocifisso potrebbe esserci la paura del Corano, la paura di doversi confrontare con l’altro pubblicamente su ciò che davvero ti tiene al mondo: la tua fede. Allora è più facile dimenticare o relegare alla sfera privata la dimensione religiosa, la ragione di tutti quei valori che il laicista vuole che non si chiamino Vangelo ma Costituzione, che non facciano riferimento a Dio ma all’uomo, ma che alla fine sono l’essenza di ciò che consente all’uomo di innalzare il suo spirito oltre il suo metro e ottanta di statura!
In questa triste considerazione, però, mi resta una grande speranza nella capacità dell’uomo di ritrovare dentro di sé il soffio originario dello spirito di Dio, ciò che gli ha dato la vita e la forza di viverla giorno per giorno. E mi viene in mente il bel racconto di Dino Buzzati “La rivolta dei cretini” in cui lo scrittore narra della necessità di rendere uguali gli uomini e dei danni che questa necessità produce con i mezzi della scienza laica e progressista, danni che, alla fine, però, si risolvono nell’impossibilità di cancellare l’impronta di Dio nell’uomo, per cui: “la folle mania dell’uguaglianza, dopo essere passata attraverso inverosimili assurdità, stoltezze e turpitudini, assicurò finalmente agli uomini una specie di paradiso. Tutti poveri, brutti e cretini, però galantuomini di cuore, con l’animo in pace.”
martedì 22 settembre 2009
Occhi chiusi

(Pier Paolo Pasolini)