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venerdì 11 settembre 2009

Giovanni Lindo Ferretti & Ambrogio Sparagna - Litania

Giovanni Lindo Ferretti prima o poi un disco così lo doveva fare. Ce n’erano tutti i segnali nel suo percorso artistico. Un buon manipolo di canzoni che potremmo riduttivamente chiamare spirituali (tra cui Madre, Intimisto, Paxo de Jerusalem qui riprese); una sempre maggiore ieraticità nell’approccio al canto e nella postura sul palco – ritto, scarno, essenziale -; uno stile di scrittura a volte accostabile alle mistiche ripetizioni mantra o a certe giaculatorie popolari; una crescente attrazione verso l’espressività religiosa, cristiana e non (”Gobi” in “Tabula rasa elettrificata”, “Libera me Domine” e la splendida “Veni Creator Spiritus” nel live “Montesole”). Insomma un’operazione come Litania, di recupero e riproposizione del repertorio liturgico e tradizionale cattolico, Ferretti sembrava la stesse ricercando da tempo. L’incontro con Ambrogio Sparagna e la sua arte preziosa è stato allora fatale e ciò che ne è uscito – nonostante una certa difficoltà ai primi ascolti – è un disco imperdibile.

Litania, va detto, non è solamente recupero filologico. Basta ascoltare cosa premette con molta franchezza Ferretti in apertura dello spettacolo («quello a cui assisterete non è uno spettacolo, è una preghiera, nella nostra intenzione e spero anche nella vostra») e basta ascoltare il disco, non un revival serioso e sterile, ma un canto mistico di invocazione e lode – umano, emotivo e umanizzante – capace di trasmettersi nel profondo anche a chi non crede. Ciò avviene nell’impetuoso Magnificat iniziale, nella popolaresca Regina degliu cielo e nel Padre Nostro. Alcuni pezzi più problematici, come Intimisto ritoccata nella linea melodica ed ulteriormente esaltata dal quartetto vocale Vox Clara, diventano estatici canti di nudità, tormentati come non mai. L’avvicendarsi dei brani viene interrotto da alcune letture di preghiere (l’Ave Maria in bocca a Ferretti perde incredibilmente ogni vacuità retorica), uno stralcio dal vangelo apocrifo di Nicodemo e brani autografe dello stesso Ferretti (gli intensi componimenti Occitania e Lorica). La chiusura registra un riferimento a Davide quantomai dichiarativo dell’intento del progetto: “Davide, Re e Profeta, danzando piacque a Dio, non per la sua danza, ma per il sentimento che l’ispirava”. Raramente dei canti di preghiera tradizionali sono risultati, all’anima, tanto Vivi e Vicini.

(http://songwriters.wordpress.com/category/ferretti-lindo-giovanni/)