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venerdì 20 novembre 2009

Bella gente d'Appennino - Giovanni Lindo Ferretti

INCIPIT DEL NUOVO LIBRO:
"All’origine di tutto ciò che posseggo c’è l’alfabeto. L’abbecedario su cui imparai a scrivere e leggere: a come albero, b come barca, c come casa, d come dono... dono e destino. Appena prima avevo imparato a tracciare, con mano sicura, gesti antichi: aste, croci, tondi, quadri. Segni e simboli. La parola scritta, la lettura sillabante, lo studio. Sapere e fare. Ricchezza del conversare.

Non ho speso bene i miei giorni. Molti li ho sciupati, di molti sono stato spettatore. Troppi li ho macerati, estenuanti, in una sequela di tensioni senza soddisfazione; in guerra con tutto e con me stesso. Me ne sono liberato, a volte con fatica sempre con sollievo.

Le pagine che seguono sono tappe del mio cammino; in parte a ritroso in un passato che non si esaurisce, non è remoto; e il futuro, quando c’è, svela tracce d’anteriore. Ogni capitolo è un pellegrinaggio verso un luogo, un momento, un incontro. Una o più parole lo identificano, ne tracciano il confine, lo raccontano. Non posseggo molte parole, ma queste poche sono mie, le ho ricevute, le vivo e riscrivo e solo la morte sigillerà il racconto. Ne faccio commercio, ne faccio dono. Le riconsegno. Ogni parola corrisponde a una lettera dell’alfabeto a ricostruire il mio personale abbecedario: d come dimora, c come cavallante, i come incarnazione, b come bottega, s come sepoltura, e come esilio, p come persone (politica), a come appennino, alpe.

Una famiglia rende lode a Dio per aver figli saggi nella giovinezza, ma va considerato che c’è grande gioia per il ritorno di un figlio perduto. C’è, d’altra parte, un dolore che rode e non placa nel percepire l’arido, il pavido, nel cuore di un figlio che mai si allontana da casa."

"Non posseggo molte parole, ma queste poche sono mie, le ho ricevute, le vivo e riscrivo e solo la morte sigillerà il racconto. Ne faccio commercio, ne faccio dono." Giovanni Lindo Ferretti ha smesso di fare il cantante e si è fatto cantore di un mondo residuale, antico, sfuggito al moderno. Quello montano, il suo. Lo fa nell'intenso "Bella gente d'Appennino", in libreria per Mondadori, in cui, in perfetto stile-(nuovo)Ferretti, l'autore si mette a nudo con rivoluzionaria onestà.

Dall'esilio in quella terra di mezzo che è l'Appennino tosco-emiliano, Ferretti racconta le gesta nobili e quotidiane dei suoi avi e della comunità di Cerreto Alpi, montanari capaci di valore, dignità, lavori umili, buonumore, passioni forti e sempre decorose. Dalla capostipite sassalbina Maddalena fino a sua madre Eni, dallo zio Archimede, grande cacciatore di orsi in Alaska, alla tragica vicenda di Ezio Comparoni- Silvio D'Arzo e di sua madre Rosalinda.

Tante donne, molti uomini e moltissimi animali, ché la famiglia Ferretti ha campato da sempre di quello: pecore per i formaggi saporiti, cani per governarle e cavalli per viaggiare, fare la guerra o scoprire - come nel caso del suo destriero personale, il roano Tancredi - inattese forme di fedeltà fra esseri viventi.

domenica 11 ottobre 2009

Come bambino



Come bambino credo la verità del cuore
come bambino godo soffro l'amore
tendo la fionda ai lampioni
che soppongono alla luna
miro ai prepotenti e ai coglioni
miro alle ombre che intralciano la fortuna

come bambino vedo la politica un gioco da poco
si gioca per amore
obbligato
da tenere sotto controllo
come il fuoco. come il fuoco.

sto sdraiato sui campi
nelle ore piu belle
a pancia in su e in giù
a rimirar le stelle.
mi commuovono i vecchi
muove qualcosa dentro....

cammino volentieri contro mano e contro vento
tengo le mani in tasca e gli occhi bassi
scatta la meraviglia nei passi che seguonoi passi
come bambino mi piace costruire studiare lavorare
tutto il giorno dopo laltro
imparare

come bambino
non come giovanotto che gioca e passa il tempo a spasso
spera nel lotto

come bambino so sentirmi offeso
ma tiro avanti senza dargli peso
non sempre so dire chi perchè
ma cosa pretendete da un bimbo come me....

miro ai lampioni che soppongono alla luna
miro ai prepotenti e ai coglioni....
sto sdraiato nei campi
nelle ore piu belle a
a pancia in su e giu a rimirar le stelle..................................

domenica 26 aprile 2009

Per Grazia Ricevuta - Cronaca Montana



"Questo è un buon rifugio in campo aspro, scosceso
eroso ed addolcito d’acqua e vento
bastione naturale in prospettiva ariosa.
Terra di passo, di sella, di slitta, mal s’addice alla fretta,
sa che tutto passa e tutto lascia traccia.
....
- certo le circostanze non sono favorevoli
- e quando mai?
- bisognerebbe … bisognerebbe, niente
- bisogna quello che è. Bisogna il presente."