Una traduzione non corretta del primo comandamento, la prima parola del deserto, crea non pochi impedimenti nella comprensione di quest'ultimo.
Di fatto ci è stato tramandato così, una dichiarazione autoreferenziale: "Io sono il Signore di Tuo".
In ebraico però la faccenda è più complessa: "Anokhi HaShem 'Eloqeykha 'asher hotze'tikha me'Eretz Mitzrayim, mibeit avadim liyot lakhem leelokim".
Ovvero: "Io sono il Nome ineffabile, il tuo Signore che ti ha tratto dalla terra d'Egitto dalla casa degli schiavi per esserti Signore".
Dio quindi si rivela in maniera non generica, la sua identità è connessa con l'esperienza del processo di liberazione compiuto da un popolo che fino ad allora aveva vissuto in schiavitù.
I patriarchi avevano costruito con geniale radicalità il quadro di riferimento etico dell'umanesimo monoteista !
L'Egitto del Faraone rappresenta il paradigma del limite dell'asservimento interno ed esterno, la casa degli schiavi in rientriamo ogni volta che cediamo a qualche forma di servaggio.
Non si possono accettare compromessi su questo terreno, l'alternativa è la libertà versus schiavitù.
Moni Ovadia
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lunedì 20 febbraio 2012
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