La vita non è abbastanza
Allora cosa voglio ?
Voglio una decisione per l'eternità, qualcosa da scegliere e da cui non mi allontanerò mai, in nessuna oscura esistenza o qualunque altra cosa accada.
E qual è questa decisione ?
Un qualunque tipo di febbre della comprensione, un'illuminazione, un amore che andrà oltre, trascenderà questa vita verso nuove esistenze, una visione seria, finale e immutabile dell'universo.
Perché dovrei volere tutto questo ? Perché qui sulla terra non c'è abbastanza da desiderare, o meglio, qui non esiste una singola cosa che io voglia.
Perché non voglio la vita terrena ? Perché non mi basta ?
Perché non mi illumina l'anima, non mi riempie il cervello di eccitazione e non mi fa piangere di felicità.
Perché vuoi provare queste cose ?
Perché la ragione e le questioni di fatto, la scienza e la verità non me le fanno provare e non mi conducono verso l'eternità, anzi, mi soffocano come l'aria viziata, stantia.
Hai detto tutto questo
Certo ho detto tutto questo.
Cosa vuoi ?
Voglio bruciare.
Perché ?
Perché sono infiammabile, sono serio.
Hai detto tutto questo...
Certo, ho detto tutto questo.
Non sai cosa vuoi
e dici che la vita non è abbastanza.
La vita non è abbastanza.
Allora cos'è abbastanza ?
Sentire...altrimenti muoio.
Cosa proverai ?
Il fuoco.
(Un mondo battuto dal vento - Jack Kerouac)
martedì 6 marzo 2012
lunedì 20 febbraio 2012
Laicità, Fede e traduzioni frettolose
Una traduzione non corretta del primo comandamento, la prima parola del deserto, crea non pochi impedimenti nella comprensione di quest'ultimo.
Di fatto ci è stato tramandato così, una dichiarazione autoreferenziale: "Io sono il Signore di Tuo".
In ebraico però la faccenda è più complessa: "Anokhi HaShem 'Eloqeykha 'asher hotze'tikha me'Eretz Mitzrayim, mibeit avadim liyot lakhem leelokim".
Ovvero: "Io sono il Nome ineffabile, il tuo Signore che ti ha tratto dalla terra d'Egitto dalla casa degli schiavi per esserti Signore".
Dio quindi si rivela in maniera non generica, la sua identità è connessa con l'esperienza del processo di liberazione compiuto da un popolo che fino ad allora aveva vissuto in schiavitù.
I patriarchi avevano costruito con geniale radicalità il quadro di riferimento etico dell'umanesimo monoteista !
L'Egitto del Faraone rappresenta il paradigma del limite dell'asservimento interno ed esterno, la casa degli schiavi in rientriamo ogni volta che cediamo a qualche forma di servaggio.
Non si possono accettare compromessi su questo terreno, l'alternativa è la libertà versus schiavitù.
Moni Ovadia
Di fatto ci è stato tramandato così, una dichiarazione autoreferenziale: "Io sono il Signore di Tuo".
In ebraico però la faccenda è più complessa: "Anokhi HaShem 'Eloqeykha 'asher hotze'tikha me'Eretz Mitzrayim, mibeit avadim liyot lakhem leelokim".
Ovvero: "Io sono il Nome ineffabile, il tuo Signore che ti ha tratto dalla terra d'Egitto dalla casa degli schiavi per esserti Signore".
Dio quindi si rivela in maniera non generica, la sua identità è connessa con l'esperienza del processo di liberazione compiuto da un popolo che fino ad allora aveva vissuto in schiavitù.
I patriarchi avevano costruito con geniale radicalità il quadro di riferimento etico dell'umanesimo monoteista !
L'Egitto del Faraone rappresenta il paradigma del limite dell'asservimento interno ed esterno, la casa degli schiavi in rientriamo ogni volta che cediamo a qualche forma di servaggio.
Non si possono accettare compromessi su questo terreno, l'alternativa è la libertà versus schiavitù.
Moni Ovadia
Enzo Biagi intervista Pasolini
Biagi: La società che lei non ama in fondo le ha dato tutto: le ha dato il successo, una notorietà internazionale...
Pasolini: Il successo non è niente. Il successo è l'altra faccia della persecuzione. E poi il successo è sempre una cosa brutta per un uomo. Può esaltare in un primo momento, può dare delle piccole soddisfazioni a certe vanità, ma in realtà appena ottenuto si capisce che è una cosa brutta per un uomo il successo.
Per esempio, il fatto di aver trovato i miei amici qui alla televisione non è bello. Per fortuna noi siamo riusciti ad andare al di là dei microfoni e del video e a ricostituire qualcosa di reale, di sincero. Ma come posizione, è brutta, è falsa.
Che cosa ci trova di così anormale?
Perché la televisione è un medium di massa, e come tale non può che mercificarci e alienarci.
Ma oltre ai formaggini e al resto, come lei ha scritto una volta, adesso questo mezzo porta le sue parole: noi stiamo discutendo tutti con grande libertà, senza alcuna inibizione.
Ma oltre ai formaggini e al resto, come lei ha scritto una volta, adesso questo mezzo porta le sue parole: noi stiamo discutendo tutti con grande libertà, senza alcuna inibizione.
No, non è vero.
Si, è vero, lei può dire tutto quel che vuole.
No, non posso dire tutto quello che voglio.
Lo dica.
Lo dica.
No, non potrei perché sarei accusato di vilipendio, uno dei tanti vilipendi del codice fascista italiano. Quindi in realtà non posso dire tutto. E poi, a parte questo, oggettivamente, di fronte all'ingenuità o alla sprovvedutezza di certi ascoltatori, io stesso non vorrei dire certe cose. Quindi io mi autocensuro.
Comunque, a parte questo, è proprio il medium di massa in sé: nel momento in cui qualcuno ci ascolta dal video, ha verso di noi un rapporto da inferiore a superiore, che è un rapporto spaventosamente antidemocratico.
Comunque, a parte questo, è proprio il medium di massa in sé: nel momento in cui qualcuno ci ascolta dal video, ha verso di noi un rapporto da inferiore a superiore, che è un rapporto spaventosamente antidemocratico.
Io penso che in certi casi è anche un rapporto alla pari, perché lo spettatore che è davanti al teleschermo rivive attraverso le vostre vicende anche qualcosa di suo. Non è in uno stato di inferiorità. Perché non può essere alla pari?
Teoricamente questo può essere giusto per alcuni spettatori, che culturalmente, per privilegio sociale, ci sono pari. Ma in genere le parole che cadono dal video, cadono sempre dall'alto, anche le più democratiche, anche le più vere, le più sincere.
Quali sono i suoi nemici?
Quali sono i suoi nemici?
Non lo so, non li conto: sento ogni tanto delle ondate di inimicizia delle volte inesplicabile, ma non ho voglia di occuparmene molto.
Chi sono invece le persone che ama di più?
Chi sono invece le persone che ama di più?
Quelle che che amo di più sono le persone che possibilmente non abbiano fatto neanche la quarta elementare, cioè le persone assolutamente semplici. Non lo dico per retorica, ma perché la cultura piccolo borghese, almeno nella mia nazione(ma forse anche in Francia e in Spagna), è qualcosa che porta sempre a delle corruzioni, a delle impurezze. Mentre un analfabeta, uno che abbia fatto i primi anni delle elementari, ha sempre una certa grazia che poi va perduta attraverso la cultura. Poi si ritrova a un altissimo grado di cultura, ma la cultura media è sempre corruttrice.
E se dovesse fare dei nomi? Lei ad esempio ha avuto molta amicizia per Maria Callas, una donna straordinaria. Che cos'è che l'affascina in lei?
E se dovesse fare dei nomi? Lei ad esempio ha avuto molta amicizia per Maria Callas, una donna straordinaria. Che cos'è che l'affascina in lei?
In lei mi affascina la violenza totale dei sentimenti: quando lei prova un sentimento non è mai un piccolo sentimento mediocre o trattenuto. Quando prova un sentimento, lo prova totalmente, senza freni: è questa ricchezza sentimentale che mi piace soprattutto in lei.
Il limite necessario
La consapevolezza di quel profondo segreto morale insito nell’uomo, ma andato oggi quasi universalmente perduto, consiste nella semplice intuizione che non è lecito permettersi tutto. “Onestà, continenza, cavalleria, musica, la morale, la poesia, la forma, il divieto, tutto ciò non ha altro scopo più profondo che dare alla vita una forma limitata e precisa”. “La felicità senza limiti non esiste” scrive Musil. “Non v’è grande felicità senza grandi divieti. Anche negli affari non si può correre dietro a qualunque profitto, se non si approda a nulla. Il confine costituisce l’arcano del fenomeno , il segreto della forza, della fortuna, della fede e del problema di sostenersi, uomo microscopico, nell’universo sconfinato.”
(Paolo Zellini – Breve storia dell’infinito)
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