giovedì 7 gennaio 2010

Quattro notizie che potreste aver perso stando in vacanza

Riporto dal Blog del circolo online del PD “Barack Obama”

1) Narayan Dutt Tiwari, governatore dello stato indiano dell’Andra Pradesh, si è dimesso in seguito alle rivelazioni su uno scandalo sessuale che lo ha visto protagonista. Ogni riferimento alla situazione italiana è da considerarsi puramente casuale.
2) Palermo è invasa dalla spazzatura, e sembra che per risolvere il problema saranno utilizzate ingenti risorse pubbliche. Il TG1, a differenza del caso Napoli, ha misteriosamente mancato la notizia. Il fatto che la città partenopea sia governata dal centosinistra e il capoluogo siciliano dal centrodestra non ha certamente influito sulla scaletta dell’autorevole organo di informazione.
3) Aumentano le famiglie in difficoltà. Il 17% fatica ad arrivare a fine mese. Spariscono invece i servizi dei TG con gli anziani a rovistare fra i rifiuti dei mercati rionali. Gli “anni bui” di Prodi son finiti, adesso quel 17% di indigenti resta dignitosamente a casa propria a morire di fame.
4) In alcune tratte del nord Italia si posson prendere treni austriaci e tedeschi, che son partiti e arrivati in orario anche nel caos post-nevicata dei trasporti nostrani. Ma non ditelo troppo in giro, le nostre efficientissime ferrovie preferiscono che non si sparga la voce…

lunedì 7 dicembre 2009

L'attesa

"Se il tempo non è riempito da un presente dotato di senso, l’attesa rischia di diventare insopportabile; se si aspetta qualcosa, ma in questo momento non c’è nulla, se il presente cioè rimane vuoto, ogni attimo che passa appare esageratamente lungo, e l’attesa si trasforma in un peso troppo grave, perché il futuro rimane del tutto incerto. Quando invece il tempo è dotato di senso, e in ogni istante percepiamo qualcosa di specifico e di valido, allora la gioia dell’attesa rende il presente più prezioso".
Benedetto XVI - Omelia dei vesperi per l'inizio dell'Avvento

domenica 6 dicembre 2009

Quando mi fermo è il bosco che si muove

"All'entrata del bosco spezzo i fili dei ragni che avvolgono i confini. Sono i sigilli stesi della notte, denunciano l'intruso. Salgo tra i primi abeti ancorati a pilastro e fondamenta, carico il piede dove non fa rumore. Per essere accolti in un bosco bisogna bisbigliare i passi. Finché vado sono uno lasciato passare. Se mi fermo e mi siedo con le spalle a un tronco, vedo famiglie di alberi in movimento. Quando mi fermo è il bosco che si muove.
Ancora.
Non tutti i fusti spiccano verticali seguendo la linea più diritta per salire a luce. Alcuni pendono in un angolo verso valle, mettono cima obliqua. Fanno maggiore sforzo di radice. Azzardano altre linee, offrono appoggio al fulmine, che ha bisogno di invito. Gli alberi maestri hanno rami verdi pure al suolo, gli alberi secondi li hanno verdi solo in alto. E' una gerarchia. Nel bosco non intendi la regola, i tronchi stanno sparsi alla rinfusa, ma niente sorge senza il loro permesso.
Ancora.
Chi veniva con il mulo e l'ascia, sapeva togliere al bosco. Chi viene con il camion e la motosega, lascia spoglio. Non si vede ma il legno trema quando s'avvicina il ferro. Non ha una difesa. Contro il fulmine il bosco sacrifica un'albero a bersaglio. Poi sul tronco bruciato s'impianta il fungo della rimembranza, rosso di malincuore.
Ancora.
Ogni spicchio di luce che arriva fino a terra è contatto, cade come da impianto a goccia. Il fitto dei rami apre una via al raggio che raggiunge la tua mano adesso. Gli abeti hanno spostato in alto a griglia dell'ombra. Per calarti sulle ciglia il largo di luce di una foglia. Nel bosco l'assemblea del alberi decide ogni cosa. Ti hanno accolto, ora sei tra loro benvenuta."
I colpi dei sensi - Erri De Luca

lunedì 30 novembre 2009

Quando si vuol fare integrazione.


Dopo il risultato del referendum in Svizzera sui minareti fa piacere leggere qualche buona notizia: In Virginia la sinagoga del futuro: ebrei e musulmani pregano insieme



Musulmani ed ebrei che pregano assieme in una sinagoga. Non è né l'immagine idilliaca di un futuro lontano né la fantasia di uno scrittore idealista. A Reston, cittadina di 56.000 abitanti in Virginia, l'incontro pacifico tra ebrei e musulmani è una realtà da tempo. I fedeli delle due confessioni si riuniscono e pregano nello stesso edificio, la sinagoga della città, e hanno costruito tra loro un rapporto di stima e comprensione. Tutto è cominciato un anno fa. La moschea della città era diventata troppo piccola per ospitare tutti fedeli islamici che negli ultimi anni sono aumentati esponenzialmente nella contea di Fairfax. La comunità musulmana si è allora messa alla ricerca di un nuovo spazio. A questo punto si è fatta avanti la Sinagoga di Reston che ha aperto le proprie porte agli islamici, offrendo una sala dell'edificio per la loro attività religiosa. Da allora ebrei e musulmani si ritrovano ogni giorno nella stessa struttura e pregano fianco a fianco.

All'inizio non sono mancati i mugugni e le perplessità, ma l'incontro tra le due confessioni si è dimostrato presto un autentico successo. Ne è convinto Rizwan Jaka, devoto musulmano e attivista della comunità islamica. Al sitoweb del quotidiano Russia Today, Rizwan dichiara che il dialogo tra musulmani e ebrei non è un'illusione: «Andare ogni giorno in sinagoga mi procura lo stesso piacere che andare in moschea - afferma Rizwan - E' una cosa speciale per me e per la mia famiglia. Ricorderò questo periodo per il resto della mia vita». Naturalmente oggi, a Reston, ebrei e musulmani non dividono solo uno spazio fisico, ma l'incontro ha stimolato la curiosità verso l'altro: «Loro entrano nella nostra sala di preghiera e noi andiamo nella loro e assieme passiamo giornate piacevoli», dichiara Khalid Iqbal, vice-direttore dell'Adams, l'associazione che riunisce i fedeli musulmani della Virginia. «Sfortunatamente il conflitto in Medio Oriente fa passare l'idea che non possiamo andare d'accordo, ma qui riusciamo a capirci. Questo è il nostro stesso quartiere. Lavoriamo assieme, viviamo assieme ed è tutto così naturale».
Magid è un musulmano cresciuto in Sudan. Non aveva mai incontrato ebrei fino a quando non è arrivato negli Usa a 20 anni. Non avrebbe mai immaginato di costruire rapporti così stretti con quelli che molti cittadini del suo paese considerano nemici. Al sitoweb del canale televisivo statunitense Msnbc dichiara che quest'esperienza non ha cambiato solo il suo modo di vedere le cose, ma anche la mentalità di tanti suoi amici. Uno tra questi gli avrebbe confessato: «La prossima volta che incontro un ebreo non lo guarderò più con gli occhi di prima». Il più felice di quest'esperimento interreligioso è il rabbino Marc Gopin che da anni organizza campagne per il dialogo tra diverse confessioni: «Ci sono tante comunità che non vorrebbero questo dialogo. Ci criticano, a volte per paura, altre volte perché hanno idee troppo conservatrici. C'è tanta rabbia contro i musulmani per diversi motivi. Questa sinagoga sta facendo un passo davvero importante accogliendo gli islamici nelle proprie sacre stanze».


Da Repubblica

venerdì 20 novembre 2009

Bella gente d'Appennino - Giovanni Lindo Ferretti

INCIPIT DEL NUOVO LIBRO:
"All’origine di tutto ciò che posseggo c’è l’alfabeto. L’abbecedario su cui imparai a scrivere e leggere: a come albero, b come barca, c come casa, d come dono... dono e destino. Appena prima avevo imparato a tracciare, con mano sicura, gesti antichi: aste, croci, tondi, quadri. Segni e simboli. La parola scritta, la lettura sillabante, lo studio. Sapere e fare. Ricchezza del conversare.

Non ho speso bene i miei giorni. Molti li ho sciupati, di molti sono stato spettatore. Troppi li ho macerati, estenuanti, in una sequela di tensioni senza soddisfazione; in guerra con tutto e con me stesso. Me ne sono liberato, a volte con fatica sempre con sollievo.

Le pagine che seguono sono tappe del mio cammino; in parte a ritroso in un passato che non si esaurisce, non è remoto; e il futuro, quando c’è, svela tracce d’anteriore. Ogni capitolo è un pellegrinaggio verso un luogo, un momento, un incontro. Una o più parole lo identificano, ne tracciano il confine, lo raccontano. Non posseggo molte parole, ma queste poche sono mie, le ho ricevute, le vivo e riscrivo e solo la morte sigillerà il racconto. Ne faccio commercio, ne faccio dono. Le riconsegno. Ogni parola corrisponde a una lettera dell’alfabeto a ricostruire il mio personale abbecedario: d come dimora, c come cavallante, i come incarnazione, b come bottega, s come sepoltura, e come esilio, p come persone (politica), a come appennino, alpe.

Una famiglia rende lode a Dio per aver figli saggi nella giovinezza, ma va considerato che c’è grande gioia per il ritorno di un figlio perduto. C’è, d’altra parte, un dolore che rode e non placa nel percepire l’arido, il pavido, nel cuore di un figlio che mai si allontana da casa."

"Non posseggo molte parole, ma queste poche sono mie, le ho ricevute, le vivo e riscrivo e solo la morte sigillerà il racconto. Ne faccio commercio, ne faccio dono." Giovanni Lindo Ferretti ha smesso di fare il cantante e si è fatto cantore di un mondo residuale, antico, sfuggito al moderno. Quello montano, il suo. Lo fa nell'intenso "Bella gente d'Appennino", in libreria per Mondadori, in cui, in perfetto stile-(nuovo)Ferretti, l'autore si mette a nudo con rivoluzionaria onestà.

Dall'esilio in quella terra di mezzo che è l'Appennino tosco-emiliano, Ferretti racconta le gesta nobili e quotidiane dei suoi avi e della comunità di Cerreto Alpi, montanari capaci di valore, dignità, lavori umili, buonumore, passioni forti e sempre decorose. Dalla capostipite sassalbina Maddalena fino a sua madre Eni, dallo zio Archimede, grande cacciatore di orsi in Alaska, alla tragica vicenda di Ezio Comparoni- Silvio D'Arzo e di sua madre Rosalinda.

Tante donne, molti uomini e moltissimi animali, ché la famiglia Ferretti ha campato da sempre di quello: pecore per i formaggi saporiti, cani per governarle e cavalli per viaggiare, fare la guerra o scoprire - come nel caso del suo destriero personale, il roano Tancredi - inattese forme di fedeltà fra esseri viventi.

mercoledì 18 novembre 2009

Il Natale e la Lega:un "bianco Natale" senza immigrati.

Purtroppo anche questa notizia che riporto da "Repubblica" si commenta da sola:

Brescia, il comune leghista di Coccaglio lancia l'operazione "White Christmas"

I vigili casa per casa a controllare gli extracomunitari: chi non è in regola perde la residenza

A Coccaglio la caccia ai clandestini si fa in nome del Natale. L'amministrazione di destra - sindaco e tre assessori leghisti, altri tre Pdl - ha inaugurato nel piccolo comune bresciano l'operazione "White Christmas", come il titolo della canzone di Bing Crosby, usato per ripulire la cittadina dagli extracomunitari.

Un nome scelto proprio perché l'operazione scade il 25 dicembre. E perché, spiega l'ideatore dell'operazione, l'assessore leghista alla Sicurezza Claudio Abiendi "per me il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità". È così che fino al 25 dicembre, a Coccaglio, poco meno di settemila abitanti, mille e 500 stranieri, i vigili vanno casa per casa a suonare il campanello di circa 400 extracomunitari. Quelli che hanno il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e che devono aver avviato le pratiche per il rinnovo. "Se non dimostrano di averlo fatto - dice il sindaco Franco Claretti - la loro residenza viene revocata d'ufficio".

L'idea dell'operazione intitolata al Natale nasce dopo l'approvazione del decreto sicurezza che dà poteri più incisivi al sindaco, che poi chiede ai suoi funzionari di verificare i dati dell'Anagrafe sugli stranieri. Nel paese, in dieci anni, gli extracomunitari sono passati dai 177 del 1998 ai 1562 del 2008, diventando più di un quinto della popolazione. Con marocchini, albanesi e cittadini della ex Jugoslavia tra i più presenti. "Da noi non c'è criminalità - tiene a precisare Claretti - vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia".

A Coccaglio fino a giugno e per 36 anni ha governato la sinistra. "È solo propaganda - dice l'ex sindaco Luigi Lotta, centrosinistra - Io ho lasciato un paese unito, senza problemi d'integrazione. L'unico caso di cronaca degli ultimi anni, un accoltellamento tra kosovari, nemmeno residenti da noi, c'è stato sotto la nuova amministrazione".
L'idea di accostare la caccia agli irregolari al Natale, ha provocato le proteste di un pezzo di città. "Io sono credente, ho frequentato il collegio dai Salesiani. Questa gente dov'era domenica scorsa? Io a Brescia dal Papa", replica Abiendi, che si definisce "tra i fondatori della Lega Nord, nel 1992". Poi enumera i risultati dell'operazione "Bianco Natale": "Dal 25 ottobre abbiamo fatto 150 ispezioni. Gli irregolari sono circa il 50% dei controllati". E ora al modello Coccaglio guardano anche i sindaci leghisti dei comuni vicini, due (Castelcovati e Castrezzato) l'hanno già copiato. Lo scorso 24 ottobre, alla prima convention di sindaci leghisti, a Milano, la "White Chistmas" ha avuto l'appoggio convinto dello stato maggiore del partito. "Il ministro Maroni è un uomo pratico - dice ora Claretti - ci ha dato dei consigli per attuare il provvedimento senza incorrere nei soliti ricorsi ai giudici". Sul riferimento al Natale, il sindaco accetta le critiche. "Forse è stato infelice. Ma l'operazione scadrà proprio quel giorno lì".

lunedì 9 novembre 2009

Ma io difendo quella croce - Marco Travaglio

Ma io difendo quella croce
Di Marco Travaglio
5 novembre 2009

Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch'io.

Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di "combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all'immigrazione selvaggia": non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell'uomo. Fa tristezza Bersani che parla di "simbolo inoffensivo", come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa,
guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di "radici cattoliche". Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende "il simbolo della nostra tradizione" contro i "genitori ideologizzati" e la "Corte europea ideologizzata" tirando in ballo "la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica". La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli "arredi scolastici".

Alla stregua di cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze. Se dobbiamo difendere
il crocifisso come "arredo", tanto vale staccarlo subito. Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una "tradizione" (come Santa Klaus o la zucca di Halloween) o della presunta "civiltà ebraico-cristiana" (furbesco gingillo dei Pera, dei Ferrara e altri ateoclericali che poi non dicono una parola sulle leggi razziali contro i bambini rom e sui profughi respinti in alto mare).

Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno "scandalo" sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L'immagine vivente di
libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all'ingiustizia, ma soprattutto di laicità ("date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio") e gratuità ("Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno").

Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all'asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l'ideologia più pagana della storia, il nazismo - l'ha ricordato Antonio Socci - a scatenare la guerra ai crocifissi. È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo.

Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia
Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse: "Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l'immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l'idea dell'uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente . Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli.

A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola". Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno - ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia - si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. Ma, all'uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo. Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l'8 per mille, a batter
cassa per le scuole private e le esenzioni fiscali, a combattere Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell'uomo in croce. Anzi, le mancano proprio le parole. Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali.

mercoledì 4 novembre 2009

Una società non crolla, si svuota poco a poco.

Lo scrittore francese Georges Bernanos in una sua analisi dello svuotarsi dell’anima della nostra società, sviluppata nel saggio “La France contre les Robots (1947)”, dichiarava: “Una civiltà non crolla come un edificio; si direbbe molto più esattamente che si svuota a poco a poco della sua sostanza finché non ne resta più che la scorza”.

La frase del famoso scrittore sembra coniata a proposito, se si pensa alla decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di dichiarare che la presenza dei crocifissi nelle aule può facilmente essere interpretata dai ragazzi di ogni età come un evidente "segno religioso" e, dunque, potrebbe condizionarli; e ancora: la presenza dei crocifissi nelle aule è "una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni".

Questo atto di “giustizia” è la chiara manifestazione del fatto che non sappiamo più guardare all’uomo per quello che è: un essere finito, piccolo e fragile che possiede in sé la capacità di trascendere, di superare la sua finitezza riconoscendo che fuori da sè l’Infinito è la sua ragion d’essere. Del resto, lo stesso Bernanos scriveva anche: “Nelle mani dei potenti la giustizia non è che uno strumento di governo come gli altri”.
Il fatto che l’uomo sia più di ciò che il suo corpo contiene era ben noto ai grandi filosofi antichi, i quali dichiaravano che l’uomo cerca la conoscenza, la virtù e l’essenza di tutto ciò che lo circonda perchè ha bisogno di ritrovare, proprio nell’essenza, quella originalità e unicità che, superiore alla cosa che determina, fa sì che quella cosa sia ciò che è.

E l’essenza dell’uomo? Per qualcuno risiede nel suo essere parte del mondo, per altri nella capacità di conoscere, per qualcuno nell’amare, per altri ancora nella capacità di ri-conoscere Dio.
Ciò che è chiaro è che per l’uomo di oggi è sempre più facile definire l’essenza dell’uomo come la sua stessa esistenza, anzi come la capacità dell’uomo di determinarla, di decidere quando questa inizi o debba iniziare e quando finisca o debba finire, quando questa abbia un senso e quando no; in pratica l’essenza dell’uomo sembra essere confinata nella sua capacità di autodeterminarsi.
Tutto questo mi rende molto triste. Pensare che la mia essenza possa risiedere nella mia capacità di definirmi un essere fragile, piccolo, incapace di comprendere l’Infinito, relegato in un metro e ottanta di statura e un insieme di organi che invecchiano dal giorno in cui sono nato: un essere nato per morire... E’ triste e deprimente.
Però, in me c’è qualcosa di grande: una grande sete di amore, di giustizia, di valori, di grandezza, una sete di infinito che mi fa davvero pensare che coloro che ritengono l’uomo grande solo perché può determinare il giorno della sua nascita e della sua morte si stiano proprio sbagliando.
Così riguardo la storia dell’uomo, per quel poco che la conosco, e ritrovo genialità, gratuità, santità, capacità di rendere infinito il senso della vita attraverso un gesto di fede, di amore, di perdono.

Tutti gesti di libertà, nel vero senso della parola; la libertà di dire sì, non di negare o di negarsi, la libertà di limitarsi per lasciare spazio agli altri e all’Infinito. La stessa libertà con cui un Dio, sommo ed infinito, si è tirato un po’ in disparte per fare spazio a me, al mio essere, al mio esistere. Per questo la “violazione della libertà” non è il gesto di appendere un crocifisso in un luogo pubblico, magari per ricordare ad alunno ed insegnante che esiste qualcosa di più grande di se stessi. La violazione della libertà è chiedere all’uomo di dimenticare l’Infinito, di appiattirsi nell’uguaglianza dell’essere finito, nel dire all’uomo che non esiste nulla di più grande di lui, in nome di un presunto diritto di tutti a non riconoscersi in un panorama universalmente più grande. Già, perché dietro alla paura del crocifisso potrebbe esserci la paura del Corano, la paura di doversi confrontare con l’altro pubblicamente su ciò che davvero ti tiene al mondo: la tua fede. Allora è più facile dimenticare o relegare alla sfera privata la dimensione religiosa, la ragione di tutti quei valori che il laicista vuole che non si chiamino Vangelo ma Costituzione, che non facciano riferimento a Dio ma all’uomo, ma che alla fine sono l’essenza di ciò che consente all’uomo di innalzare il suo spirito oltre il suo metro e ottanta di statura!

In questa triste considerazione, però, mi resta una grande speranza nella capacità dell’uomo di ritrovare dentro di sé il soffio originario dello spirito di Dio, ciò che gli ha dato la vita e la forza di viverla giorno per giorno. E mi viene in mente il bel racconto di Dino Buzzati “La rivolta dei cretini” in cui lo scrittore narra della necessità di rendere uguali gli uomini e dei danni che questa necessità produce con i mezzi della scienza laica e progressista, danni che, alla fine, però, si risolvono nell’impossibilità di cancellare l’impronta di Dio nell’uomo, per cui: “la folle mania dell’uguaglianza, dopo essere passata attraverso inverosimili assurdità, stoltezze e turpitudini, assicurò finalmente agli uomini una specie di paradiso. Tutti poveri, brutti e cretini, però galantuomini di cuore, con l’animo in pace.”

www.mec-carmel.org

mercoledì 14 ottobre 2009

La legge Concia

Ieri è stata bocciata in parlamento la "legge Concia", proprio per le polemiche nate al riguardo vorrei proporre queste riflessioni dal sito Avvenire.it e quelle del blog Beffa Totale. Sono opinioni divergenti ma proprio per questo ricche di spunti per farsi un'idea su quello che è successo ieri in parlamento vista la povertà di informazione che filtra dai nostri giornali e telegiornali.
Al riguardo ho da aggiungere solo una cosa. E' mai possibile che non si riesca ad inquadrare una persona omossessuale come un comune cittadino? Ogni volta che si prensenta un disegno di legge che riguarda anche gli omosessuali questo viene sempre presentato, spesso da politici che hanno interesse a farsi pubblicità, come una legge ad hoc e mai come qualcosa che possa riguardare la totalità dei cittadini. Per cui,mi chiedo, non sarebbe stato meglio inasprire le pene per le aggressioni verso chiunque, anziani, persone portatrici di handicap, extracomunitari, donne e ragazzi, etc..etc..compresi? Non sarebbe stato più giusto anche nei confronti degli omosessuali che sarebbero stati compresi nel disegno di legge non più come "minoranza" ma come popolo intero ?

Riguardo al voto dell' On. Binetti sulla medesima legge riporto quanto scritto su Piùvoce.net :
"Cosa resterebbe della democrazia se a ciascun parlamentare, che altri non è se non un cittadino chiamato dal popolo ad esprimere una rappresentanza di ideali e di interessi popolari, venisse chiesto di rinunciare deliberatamente e programmaticamente alla propria coscienza? Alla propria libertà di coscienza?
Noi crediamo che questa politica illiberale non ci piacerebbe affatto. Anzi, denunceremmo un deficit di democrazia. Proprio per queste ragioni appaiono sopra le righe le valutazioni del segretario del Pd, Franceschini, che fa adombrare la possibilità dell’espulsione dell’on. Binetti dal partito a seguito del suo voto contro la legge sull’omofobia.
Sommessamente diciamo che sarebbe scandaloso per un partito che si chiama “democratico” espellere un proprio parlamentare per una scelta fatta in nome della propria coscienza. Altro che partito democratico, questo sarebbe un gulag."

Aggiungo inoltre che, per quanto giusta possa essere una legge, in Italia il vero problema è il clima culturale e l'intolleranza dilagante che la stessa politica sta fomentando in ogni maniera. Per cui, prima di trincerarsi dietro un disegno di legge, guardiamo bene alle parole (o meglio alla loro povertà e bassezza), alle immagini (sempre più veline...) e ai messaggi (pensiamo solo a cosa dicono Bossi e Berlusconi tutti i giorni) che ogni giorno vengono trasmessi dalle televisioni e i giornali per capire dove sta buona parte dell'origine di tanta decadenza...

domenica 11 ottobre 2009

Come bambino



Come bambino credo la verità del cuore
come bambino godo soffro l'amore
tendo la fionda ai lampioni
che soppongono alla luna
miro ai prepotenti e ai coglioni
miro alle ombre che intralciano la fortuna

come bambino vedo la politica un gioco da poco
si gioca per amore
obbligato
da tenere sotto controllo
come il fuoco. come il fuoco.

sto sdraiato sui campi
nelle ore piu belle
a pancia in su e in giù
a rimirar le stelle.
mi commuovono i vecchi
muove qualcosa dentro....

cammino volentieri contro mano e contro vento
tengo le mani in tasca e gli occhi bassi
scatta la meraviglia nei passi che seguonoi passi
come bambino mi piace costruire studiare lavorare
tutto il giorno dopo laltro
imparare

come bambino
non come giovanotto che gioca e passa il tempo a spasso
spera nel lotto

come bambino so sentirmi offeso
ma tiro avanti senza dargli peso
non sempre so dire chi perchè
ma cosa pretendete da un bimbo come me....

miro ai lampioni che soppongono alla luna
miro ai prepotenti e ai coglioni....
sto sdraiato nei campi
nelle ore piu belle a
a pancia in su e giu a rimirar le stelle..................................

giovedì 8 ottobre 2009

Chirac, Berlusconi e i bidet...

Riporto dal Telegraph :

The Italian prime minister denied on Wednesday that young women had been paid to attend parties at his villas. But Mr Chirac, 76, added to the controversy by allegedly recounting his experience as a guest of Mr Berlusconi when he was invited to stay at one of the tycoon's properties without his wife, Bernadette.

In remarks to a fellow guest, cited by l'Express magazine, Mr Chirac allegedly said he had been unsettled by the "rather strange guy".

While showing him the bathroom, Mr Berlusconi pointed to the bidet, and is reported to have exclaimed: "You have no idea how many pairs of buttocks that bidet has welcomed."

But even he was unsettled by the numerous magazines featuring naked women that were said to have been strewn around the villa. "I leafed through one; it was rather unseemly," Mr Chirac reportedly said.

"And then I asked him why he left all these magazines lying around." Pointing to the pictures, Mr Berlusconi's alleged response, which he rammed home by miming the action, was: "I've had this one here; that one too..."

Mr Berlusconi's aides said he knew nothing about allegedly paying young women to attend parties. "To think that Berlusconi needs to pay 2,000 euros (£1,700) a girl, for her to go with him, seems to me a bit much," said his lawyer, Niccolo Ghedini.

"I think he could have great quantities of them for free."

sabato 3 ottobre 2009

Il cielo in una stalla - Erri De Luca

"I giovani gli chiedevano dell'esperienza in guerra, rispondeva che non ne voleva parlare ne sentire. Quei giovani si annoiavano, lui no, assaporava il tempo sospeso. Neanche l'anziano si annoiava. Leggeva, rammendava i panni, osservava la mungitura, prendeva appunti su un quaderno a righe. All'ora del tramonto si ritrovavano seduti tra i limoni a farsi scendere il sole in faccia, finché finiva sotto i piedi. Ricordava frasi di quell'uomo "Gam zu letovà", anche questo è per buono. Aveva imparato a dire così da un passo del Talmud, il commentario di scrittura sacra. Nelle circostanze difficili ripeteva: "Gam zu letovà". E spiegava: "Finché non sarò smentito dalla morte, insisterò a dire che pure il maggior pericolo è lì per un buon fine."

domenica 27 settembre 2009

Un piccolo ricordo di Claudio Chieffo

"E non riuscirono a fermarlo neanche i bilanci della vita, quegli inventari fatti sempre senza amore..."


Claudio Chieffo, nato a Forlì il 9 marzo 1945 è il primo, in ordine di tempo dei cantautori cattolici italiani ed è unanimemente riconosciuto come uno dei capisaldi di questa musica, dalla lunga storia e ricca creatività.
Ha iniziato la sua attività nel 1962 e da allora non ha mai smesso di girare il mondo portando il messaggio cristiano attraverso le sue canzoni ed i suoi concerti ed ha all’attivo più di 3000 concerti, 113 canzoni, 10 tra L.P. e CD.
Alcune delle sue canzoni sono tradotte in numerose lingue e vengono cantate in tutti i continenti.
Ha ricevuto nel 1981 il Premio Internazionale della Testimonianza dei valori umani e cristiani e nel 2005 il premio Internazionale Calice d’oro; ha cantato in molte occasioni davanti al Santo Padre Giovanni Paolo II.





giovedì 24 settembre 2009

Scudo fiscale mai



Lo scudo fiscale ter inizialmente assicurava la copertura per due soli reati: omessa e infedele dichiarazione. La nuova formula comprende numerosi reati tributari, alcuni reati penali specifici* e soprattutto copre adesso anche le false comunicazioni sociali: questo intervento rende lo scudo più alla portata dell’evasore pentito che è anche imprenditore e amministratore o socio di una azienda.

L’emendamento approvato in Commissione Finanze e Bilancio al Senato, sempre con l’ok del Governo, consente anche alle imprese estere controllate di aderire all’operazione di emersione dei capitali. Non da ultimo, è stata rafforzata la garanzia dell’anonimato allentando l’obbligo di segnalazione in base alle norme dell’antiriciclaggio.

(da http://pdobama.wordpress.com/2009/09/24/nessun-maxi-scudo-fiscale-mai/)

* (falso imbilancio e banca rotta fraudolenta)

martedì 22 settembre 2009

Occhi chiusi

La bellezza si vede perché è viva, e quindi reale. Diciamo, meglio, che può capitare di vederla. Dipende da dove si svela. Il problema è avere gli occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più, occhi che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade lei passa, riempiendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio.
(Pier Paolo Pasolini)

lunedì 21 settembre 2009

Aspettando Gandalf...

Da "antenna5.it":

"La Lega Nord regionale prepara una “Pontida” toscana, domani, a San Genesio, nel Comune di San Miniato. L’evento sarà aperto dall’alzabandiera del granducato toscano e proseguirà con il giuramento dei 45 eletti della Lega nella nostra regione. Verrà rievocato il Giuramento di San Genesio, che dette vita alla Lega toscana, sulla scia della Lega lombarda nata a Pontida.
Sarà inoltre celebrato un matrimonio con rito celtico tra due militanti leghisti. La manifestazione sarà chiusa dalle note del “Nessun dorma”.
L’iniziativa è stata presentata a Firenze dal segretario toscano del partito, Claudio Morganti, e dal capogruppo in Consiglio provinciale fiorentino, Marco Cordone."
Letto questo sorgono spontanee delle domande...
1.Cosa c'entrano i Celti in Toscana ?
2.Non si hanno notizie di druidi scesi in Italia a celebrare matrimoni, quindi perché sposarsi con rito celtico ?
3.Ma non è la Lega Nord il partito che si vanta di difendere le tradizioni cattoliche dalle angherie altrui ?
4.E perché il giuramento di San Genesio del 1162 ??? A quale imperatore devono obbedire adesso i nostri consiglieri comunali ?? Bossi ? Silvio ??
"L’accordo conchiuso a San Genesio con Lucca e allo stesso modo, se male non ci apponiamo, con Firenze, stabiliva i cittadini prestando giuramento di fedeltà all’Imperatore si obbligassero a muover guerra o a far pace nella Tuscia secondo gli ordini suoi, a provvedere alla sicurezza delle strade maestre, ad aiutare gl’impiegati imperiali per la riscossione del foderum nel vescovado e nel Comitato, ed a mandare l’esiguo contingente di venti cavalieri nella spedizione di Roma, delle Puglie e della Calabria. In cambio, l’Imperatore con­cedeva ai cittadini per sei anni tutte le regalie dentro e fuori della città; i consoli eletti annualmente dovevano giurar fede all’Imperatore e ricevere dalle stesse mani di lui l’investitura, recandosi perciò alla sua presenza, quando egli soggiornava in Italia, mentre uno solo bastava, quando si trovava in Germa­nia" ( Davidsohn, Storia, I, cap. X, pp. 711-71)
5. Mistero anche sulla scelta del "Nessun dorma", ma che ci azzecca ??
Nessun dorma!... Tu pure, o Principessa,
Nella tua fredda stanza
Guardi le stelle
Che tremano d'amore e di speranza.
Ma il mio mistero è chiuso in me,
Il nome mio nessun saprà!
Solo quando la luce splenderà,
Sulla tua bocca lo dirò fremente!...
Ed il mio bacio scioglierà il silenzio
Che ti fa mia!...
Voci di donne
Il nome suo nessun saprà...
E noi dovremo, ahimè, morir!...
Il principe ignoto
Dilegua, o notte!... Tramontate, stelle!...
All'alba vincerò!...
Se questa non fosse la realtà e se questa non fosse la mia Toscana non avrei dubbio sul fatto di essere in un pessimo romanzo fantasy...

venerdì 18 settembre 2009

Ancora notizie inesatte riportatate dai giornali

In qualsiasi maniera la si pensi l'informazione non è corretta:

SENTENZA TAR, NOTIZIE
INQUINATE DALL`IDEOLOGIA

Nel mondo alla rovescia, avvelenato dall’ideologia, succede che il ricorso contro l’atto di indirizzo del titolare del Welfare Maurizio Sacconi – con cui, nello scorso dicembre, il ministro aveva stabilito che interrompere nutrizione e idratazione delle persone in stato vegetativo persistente non è legale per le strutture pubbliche e private del servizio sanitario nazionale – su molti importanti giornali risulti “accolto” dal Tar del Lazio.

Non è vero, è accaduto esattamente l’opposto: il ricorso contro l’atto di indirizzo è stato respinto (dobbiamo ripetere per i duri di comprendonio? R-e-s-p-i-n-t-o) per difetto di giurisdizione. Eppure, a leggere la cronaca di ammiraglie dell’informazione nazionale, come Repubblica e Corriere della Sera, si apprende che è stato “accolto dai giudici del Lazio un ricorso del Movimento difesa dei Cittadini sul testo di Sacconi dei giorni del caso Eluana” (Repubblica) e che “i giudici hanno accolto il ricorso presentato da Gianluigi Pellegrino, legale del Movimento difesa dei Cittadini”. In realtà, il Tar – che testualmente scrive nella sentenza: “Dichiara inammissibile per difetto di giurisdizione il ricorso proposto dal Movimento difesa del cittadino”: leggere per credere – si lancia in considerazioni sulla necessità di non discriminare i disabili impossibilitati a rifiutare certi trattamenti perché non più in grado di intendere e di volere. Lo fa accoglie le motivazioni della famosa sentenza della Cassazione che inventò, apposta per Eluana, l’istituto del consenso informato presunto, ma non può fare a meno di richiamare la recente Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, nella quale si dispone che “gli Stati riconoscono che le persone con disabilità hanno il diritto di godere del migliore stato di salute possibile, senza discriminazioni fondate sulla disabilità”, e che devono “prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di prestazione di cure e servizi sanitari o di cibo e liquidi in ragione della disabilità”. E comunque, alla fine, il Tar rimanda la questione al giudice ordinario, dopo (repetita iucvant) aver respinto il ricorso contro l’atto di indirizzo di Sacconi.

Nicoletta Tiliacos da PiùVoce.net

mercoledì 16 settembre 2009

Ambrogio Sparagna

Poi capita un giorno in cui ti trovi tra le mani un disco che non sapevi nemmeno dovesse uscire. Disco autoprodotto, poco pubblicizzato. Anzi, per niente. Ma prova a metterlo sul lettore e ascolta. Il primo pezzo si chiama “L’onore”: l’organetto è riconoscibile. La prima voce no. Ma la seconda non mette dubbi. E’ il principe: Francesco De Gregori. E il prezzo è epico, all’altezza delle sue cose migliori. Le due voci si intrecciano nell’inciso e si separano di nuovo nella strofa e ne entra una terza (Patrizio Trampetti). Siamo già affascinati. Mandola, chitarra, percussioni, tofa (conchiglia) e contrabbasso. Musica popolare delle migliori: il ceppo è sano e il disco è una meraviglia: Ambrogio Sparagna si chiama l’organettista, Ambrogio Sparagna si chiama il primo cantante e “Ambrogio Sparagna” si chiama anche il disco.

Come se fosse il primo prodotto di un debuttante. E’ invece il decimo disco di Ambrogio, un personaggio che è riuscito a farsi una fama non indifferente in Italia a seguito delle sue numerose escursioni nelle musiche di confine e la frequentazione con Francesco De Gregori (avete presente l’organetto in “Fine di un killer”? Era lui), ma anche con Giovanni Lindo Ferretti (“Litania” è lo spettacolo della serie “La musica dei cieli” che porteranno anche al Festivaletteratura di Mantova in settembre), Teresa De Sio, Rita Marcotulli, Francesco Di Giacomo (ex Banco), Lucilla Galeazzi, tutti, tranne Ferretti, impegnati a portargli tributo all’interno di questo disco che, ripeto, è una vera chicca di stagione. Da non perdere se la musica popolare per voi vuol dire qualcosa.

E se Francesco De Gregori apre il disco da par suo, Teresa De Sio in pratica lo chiude con un’intensa “Fra Fre Fro” che serve ancora una volta in più a farci sentire la mancanza, ormai da troppo tempo di un disco nuovo made in De Sio-Napoli. Ma i duetti, anche se usati al meglio, non sono tutto nel disco. Certo Francesco Di Giacomo è grande in “Senza fucili e senza cannoni” e Lucilla Galeazzi essenziale ed emozionante ne “La madre”. Le collaborazioni eccellenti continuano con Pasquale Minieri (Avion Tavel, Carnascialia, Nada, Capossela, GianMaria Testa) alla produzione e con Erasmo Treglia (Aquaragia Drom) alla prodeuzione esecutiva (oltre che addetto a ciaramelle, ghironde, scacciapensieri, torototela).

Ma le canzoni migliori (e qui sta un’altra sorpresa) sono quelle dove Ambrogio è da solo. “Ruccano”, la seconda canzone, è tutta cantata da Sparagna stesso, se non vado errato al debutto assoluto come cantante, ed è il punto di volta dell’architrave sonora del disco. La storia del suonatore Ruccano che “passa de là /allo vedere attorno chell’ammuina / chella situazione isse ha da cagnà / … / Ruccano comincia un organetto a suonare / e la magia subito se va a scuppà / lo strumento cresce, diventa gigante / la gente capisce che se po’ salvà / … / lontano da un mondo che puzza di morte / l’organetto vola e la gente è sicura / verso un altro mondo senza più paura”.

E delicatissima è “Stella che passa”, come la conclusiva “Nerina”, affidata al piano di Rita Marcotulli e alla voce e all’organetto di Sparagna. O ancora vogliamo parlare della bellezza di valzer della “Chiarastella”? O della carica vitale de “La bonavita” (canzone per Jacuruzingaru): “Sono turnate tutte ‘e parole / tutte chelle c’amme parlate / so’ turnate tutte canzone / tutte chelle c’amme cantate”.

Insomma trovo solo un punto debole in un lavoro che, di ascolto in ascolto, mi è sempre più facile appendere alle categorie del meraviglioso ed è la durata limitata: poco più di 46 minuti. Ma forse una durata maggiore avrebbe intaccato la forza poetica del lavoro. Forza poetica che è ancora meglio riassunta nelle note introduttive dell’album, ancora stillate dalla penna (in questo caso prolifica) di Ambrogio Sparagna.

“Caro amico che ti avvicini ai miei suoni, le storie che ascolterai per anni le ho tenute gelosamente nascoste, un sentimento intriso di timore e tenerezza mi impediva di cantarle, ma con il dono della paternità qualcosa è cambiato. Le volte che vedo Matilde e Giacomo guardarmi mentre canto, mi rivedo piccolo, quando rimanevo incantato, seduto intirizzito sulla pedaliera dell’organo della chiesa di Santa Maria, a sentire le miracolose gesta dei cori degli angeli che mio padre cantava durante i lunghi mattini delle novene di Natale. Il loro entusiasmo mi ha ridato fiducia in quell’arte antica della parola cantata che dà vita alla canzone e mi ha spinto a diventare finalmente anch’io un cantastorie. Ho deciso di recuperare il tempo perduto e con l’aiuto di molti amici ho realizzato questo disco. Insieme abbiamo cantato storie, sentimenti, favole che traggono la loro ispirazione nella memoria della civiltà contadina dell’Italia degli Appennini e ora affettuosamente te le affidiamo affinché anche tu possa aiutarci a farle continuare a vivere, lungo quelle strade speciali dove ancora viaggiano le storie cantate, al riparo del rischi dell’oblio”.

Ambrogio Sparagna
"Ambrogio Sparagna"

Finisterre - 2004
Nei negozi di dischi