venerdì 26 marzo 2010

Chi è il cristiano ?











L’illuminismo, in linea di principio, la pensa allo stesso modo, anche se l’accento si sposta e le religioni del mondo appaiono ora del tutto sotto il segno della ‘disposizione’ religiosa dell’uomo in quanto tale. Ma questa disposizione, essendo appunto una delle possibilità o ‘facoltà’ dell’uomo, viene assoggettata ad una sempre più acuta critica filosofica e poi storico-scientifica: se l’uomo
‘può’ essere religioso, può egli stesso costruir si il suo dio, e si può dimostrare come le immagini di Dio corrispondono ai suoi mutevoli bisogni e stadi culturali e quindi anche che egli, divenuto maturo, può essere indotto a pensare di fabbricarsi personalmente i propri ideali, per soddisfare il suo bisogno di amore e di adorazione, il suo sentimento di giustizia, la sua volontà di sopravvivere felice dopo la morte. Ma un simile assortimento di pupazzi non converrebbe più all’uomo maturo, e di fatto si può benissimo farne anche a meno. L’uomo, una volta lasciato a se stesso, pare che vada avanti persino più rapidamente e consapevolmente.
Oggi non c’è più una persona ragionevole che preghi; l’era della contemplazione è passata, ora c’è l’azione: l’uomo non assume soltanto l’amministrazione del suo mondo, ma anche di se stesso, e fa di sé ciò che vuole. E tu, cristiano, esiti ad inserirti nel nuovo ritmo dell’umanità che dispone di se stessa? Ma allora hai preso in anticipo una decisione contro la logica della storia del mondo; non soltanto cadi sotto le ruote, ma queste già ti sopravanzano. Prima, nell’antichità, tutto – sia nei filosofi pagani che nei cristiani – ruotava attorno alla ‘conversione’ (rivolgimento, epistrophé) dal mondo a Dio. Oggi si esige che tutti, anche tu che così a lungo, troppo a lungo, hai guardato in direzione di Dio, girino in senso radicalmente inverso: conversione al mondo.
Non rientra infatti questo nella tua stessa logica cristiana?
I primi discepoli non sono mandati dal loro Maestro in tutto il mondo? Contraddici a te stesso se tu solo, mentre tutti guardano in avanti, guardi fisso all’indietro.

Il cristiano si guarda attorno in cerca di aiuto; ciò che una volta lo avvolgeva come un abito che forniva protezione e calore è scomparso ed egli si sente penosamente nudo. Si sente come un fossile di epoche tramontate.
(Hans urs Von Balthasar - Chi è il cristiano)

Non sopporta le leggi eguali e indifferenti all’anima di ciascuno tipiche del diritto positivo













E probabilmente la chiesa dovrà dotarsi di strumenti ispettivi e canonici, legati o meno alla Congregazione per la dottrina della fede, che realizzino una molto più efficace cooperazione con gli
organi del diritto comune, in modi tutti ancora da verificare. Ma non credo che i laici credenti, le suore, i preti, i vescovi, i canonisti, i teologi, i prefetti di curia e i papi potranno mai rinunciare a trattare il peccato come peccato, e il pentimento come porta aperta al perdono e all’espiazione
cristiana, trasformandosi in macchine di burocrazia penale al servizio dei tribunali, che devono invece indagare sui reati e sanzionare i crimini. Né i laici liberali debbono pretendere questo scambio di funzioni, con omologazione delle identità. Uno scambio, d’altra parte, che a
occhio e croce non avverrà mai. E la chiesa dovrebbe cominciare a dirlo senza complessi, spiegando che la sua identità, nel nucleo più profondo, è legata a un’idea del peccato che è individualizzata, agisce caso per caso, non sopporta le leggi eguali e indifferenti all’anima di ciascuno tipiche del diritto positivo. La chiesa dovrebbe dire apertis verbis che il castigo
penale, legittima aspirazione dei tribunali dello stato ai quali il clero può offrire
cooperazione, è tuttavia nulla, è un granello di sabbia disperso nel vento, a fronte del meccanismo di imputazione divina che porta alla consapevolezza del peccato, al libero pentimento di coscienza,
all’espiazione e al perdono o assoluzione dello specialissimo diritto che si realizza nella cura delle anime. La chiesa ha un suo modo di punire, giudicare, considerare, vedere l’uomo nel peccato e il
peccato nell’uomo: un modo peculiare al quale in nessun caso può rinunciare.
Ne va della tutela e difesa di un criterio, mezzo umano e mezzo divino, che è la chiave di volta del cristianesimo da un paio di millenni.
La chiesa non può rinunciare alla notte dell'Innominato: non ne resterebbe pietra su pietra.
(Il foglio - 26/05/2010)

giovedì 18 marzo 2010

Non credere













Non credere il mondo una locanda, creata
per aprirsi la strada con unghie e pugni
verso la tavola dove si beve e ci si rimpinza
mentre da lontano si guarda agli altri, gli occhi glauchi,
a tanguigiare saliva, a serrare
lo stomaco scosso dai crampi,
oh non credere che il mondo sia una locanda!

Non credere che il mondo sia una Borsa, creata
per il mercante potente contro il debole
per acquistare il disonore per i figli poveri
e il latte delle mammelle delle donne, e agli uomini
il midollo delle loro ossa, il sorriso ai bambini
rara apparizione sui visi di cera,
oh non credere che il mondo sia una Borsa !

Non credere il mondo una giungla, creata
per i lupi, le volpi, rapina e inganno
il cielo una cortina chiusa affinché Dio non guardi nulla
la nebbia, affinché al muro nessuno guardi e ti fissi
il vento, per soffocare le grida più indomite,
la terra per lavare il sangue degli innocenti,
Oh non credere che il mondo sia una giungla.

No, il mondo non è una locanda, non è una Borsa né una giungla,
giacché tutto è pesato, misurato
nessuna goccia di sangue e nessuna lacrima si cancellano,
nessuna scintilla nella lampada ed olio muore invano,
i pianti diventano fiumi e i fiumi mare,
diluvio il mare, la scintilla tuono,
oh non credere che non vi sia un Giudice ed un Giudizio.
(Itzhak Leibush Peretz - Non credere)

Gerusalemme. “E’ la peggiore crisi dal 1975” tra Washington e Israele, dice l’ambasciatore di Gerusalemme a Washington, Michael Oren. Dopo un fine settimana di scuse da parte di Benjamin Netanyahu, premier di Israele, in seguito all’improvvido annuncio della costruzione di nuove abitazioni a Gerusalemme est durante la visita del vicepresidente americano Joe Biden, il diplomatico Oren, che ben conosce gli equilibri sia in Israele sia negli Stati Uniti, sancisce la crisi di fatto, con un dettaglio storico – il 1975 – che rimanda all’allora richiesta di Washington agli israeliani di ritirarsi dal Sinai egiziano. Netanyahu non può che andare avanti con il progetto, nonostante le tante scuse, perché ne va della tenuta del suo governo di coalizione: i ministri di Shas, partito ultraortodosso, autori dell’improvvido annuncio, non ammettono passi indietro. Ma, stando a quanto ha commentato Hillary Clinton, segretario di stato americano, quanto è avvenuto la settimana scorsa è “un insulto”, né più né meno.
Ora si stanno muovendo tutti per cercare di fare rientrare la crisi. C’è chi chiede a Barack Obama di soprassedere, dopo tanti anni di trattative dirette, focalizzate sulle questioni centrali
dei due stati, dei loro confini e del destino di Gerusalemme, la questione sia regredita a contatti indiretti. George Mitchell, inviato speciale di Barack Obama nella regione, ha già fatto migliaia di chilometri tra Stati Uniti, Israele e Territori palestinesi. A gennaio del 2009 aveva detto che in medio oriente la pace sarebbe arrivata entro due anni, a ogni viaggio ha una proposta di pace non rifiutabile dalle parti, ma per ora Mitchell è fermo alla possibilità di colloqui indiretti fra le parti. “Un segno di quanto fragile sia diventato il processo di pace”, scrive il Washington Post.
(da Il Foglio)

venerdì 12 marzo 2010

Amico

“Si cominciò a dire ‘amico’ senza che più si sentisse l’origine dal verbo ‘amo’. Un tizio un giorno alla stazione afferrò un caio per la giacca e con aria minacciosa gli gridò in viso: ‘Ehi amico, stai a sentire...’, ma di amicizia non si vedeva l’ombra. Un noto professore in un consiglio di facoltà, nell’intento di meglio esprimere il suo dissenso nei confronti di un odiato collega, gli si rivolse con le parole ‘amico caro’. La nuova formula è piaciuta e ne è sorta subito la variante ‘amico bello’. Ma l’altro giorno accadde qualcosa di imprevedibile.
Il cronista, fermo al semaforo, fu avvicinato da un africano che porgeva un barattolino di plastica. Tirò fuori con gesto più abitudinario che caritativo la monetina da 500 lire. Nemmeno si volse a guardare l’africano. Ma lo sentì bene quando quegli disse: ‘Grazie, ‘migo!’. Improvvisamente sentì dolce scendergli nel cuore quella parola vecchia, che ormai non usava più, perché significava il suo contrario.
Si vergognò di aver pagato così poco la riconciliazione con la sua stessa lingua. Voleva
fare qualcosa di nobile, ma esitò un attimo, ed era già tornato il verde”.
(da “Térata” di Michele Feo)

La crisi della Grecia e le nuove opportunità per la politica.

Riporto da "il Foglio", giornale che sto sempre più apprezzando, un articolo coraggioso.
"Anche i dati più strutturali forniti dal “country note” dell’Ocse ribadiscono una storia ben nota: le prospettive di crescita dell’Italia sono condizionate dalla perdurante debolezza della produttività, cosicché il divario di reddito con i paesi Ocse più dinamici si è ampliato ulteriormente. Ergo, le solite raccomandazioni: ridurre le barriere alla concorrenza (soprattutto nelle professioni e nei servizi locali), migliorare l’accesso all’istruzione universitaria e la sua efficacia, ridurre il cuneo fiscale sui redditi da lavoro, decentralizzare la contrattazione salariale, ecc. Una storia – dati e ricette – ben nota, appunto. Ecco perché è più interessante parlare di un’altra storia. Anzi della Storia, quella
con l’iniziale maiuscola. Questo genere di storia è invocata in due commenti apparsi sul Corriere della Sera di ieri. Uno di Francesco Giavazzi e l’altro di Niall Ferguson. Il primo parla di “frutto della storia” per spiegare le (poche) decisioni lungimiranti prese dai leader europei nel recente passato. Una negli anni Cinquanta del secolo passato, quando fu creata la prima istituzione comune europea (la Ceca, comunità del carbone e
dell’acciaio), e l’altra negli anni Novanta, quando fu istituita l’unione monetaria. A prendere la decisione furono De Gasperi, Adenauer e Schuman, nel primo caso, Mitterrand, Kohl e Andreotti, nel secondo. Ma, dicendo che queste decisioni furono “frutto della storia”,
Giavazzi vuol dire, probabilmente, che il vero motore della scelta consistette in due eventi a loro modo e in modo diverso drammatici, come la Seconda guerra mondiale prima e la riunificazione tedesca dopo, piuttosto che la
lungimiranza di questi leader. Secondo questa logica, Giavazzi interpreta l’attuale crisi economica europea e in particolare quella della Grecia, come un’occasione che di nuovo la Storia fornisce ai leader europei per essere lungimiranti. Per fare cosa? Non certo una replica europea del Fondo monetario, ma piuttosto per creare un’istituzione comune che gestisca la politica economica. O, per lo meno, checoordini le politiche economiche nazionali."

martedì 9 marzo 2010

Le radici della crisi nelle scelte umane
























Dell’inermità della fede

Quando i cristiani manifestano sfiducia nella forza evangelica propria dell’umiltà cristiana e dell’inermità della fede, quando progettano una «religione civile» cercando di instaurare presidi e tentando alleanze strategiche con chiunque offra un appoggio alla forza di pressione cristiana nei confronti della società, allora confondono la chiesa con il regno di Dio, progettano una cristianità che appartiene al passato, che non può essere risuscitata e che, soprattutto, contraddice la buona notizia di Gesù.

martedì 2 marzo 2010

La luna gira il mondo, e voi dormite.

Dal film "Craj":

La luna gira il mondo, e voi dormite.
Ampia, capitanata piana,
m'acceca questo sole,
m'infuoca le ossa.
La mia pelle, in tensione, si sgretola,
si spezza, e s'alza il vento che tira, spazza,
il mio respiro spezza.
La luna gira il mondo, la luna gira il mondo,
e voi dormite.

Il cielo,
maestoso signore, resta padrone.
Suo servitore il vento.
La luna gira il mondo, la luna gira il mondo,
e voi dormite.
Io campo lento, snervante,
attento a gelate improvvise fuori,
ad avvizzire per consunzione dentro.
La luna gira il mondo, la luna gira il mondo,
e voi dormite
La luna gira il mondo e dormo anch' io.
La luna gira il mondo e noi dormiamo.